La notizia da ricordare di un anno da dimenticare

Abbiamo chiesto a sei esperti di mobilità, automotive, batterie di condividere coi lettori di AUTO21 la notizia che considerano più importante del 2020 che sta per terminare

A inizio gennaio la notizia che faceva più discutere era il “miracolo” Tesla in Cina, con la fabbrica di Shanghai sorta in pochi mesi che iniziava a sfornare Model 3 in quantità e si sarebbe rivelata determinante per il cambio di pagina della società di Elon Musk; la fine di dicembre si chiude col gran fermento attorno ad Apple, che pare non aver affatto messo da parte i progetti intorno alla mobilità ma anzi si stia preparando a rilanciarli. Guardando al settore della mobilità sostenibile l’una o l’altra avrebbero potuto essere la notizia del 2020, in un anno normale. Ma il 2020 tutto è stato tranne un anno normale: sei opinioni autorevoli ci aiutano a mettere da parte titoli e temi nel bombardamento incessante di notizie che l’anno che si chiude fra poche ore ci ha riservato.

SILVIA BODOARDO
Professoressa associata DISAT (Department Applied Science and Technology) Politecnico di Torino

Dopo il 2019, anno che ha consacrato la ricerca nell’ambito dell’accumulo elettrochimico con un premio Nobel, nel 2020 si è consolidato il tema come essenziale ed indispensabile in Europa per la transizione elettrica. L’Europa si sta presentando compatta e molto decisa a guidare questa transizione e il 2020 è stato l’anno dell’avvio della BEPA, la European Battery Partnership: un’associazione che dovrebbe portare a compimento gli sforzi che si stanno facendo a tutti i livelli, da quelli della ricerca di base alle nuove giga-factories in fase di realizzazione. Il 2020 ha visto riconfermare con nuovi fondi il progetto Battery2030plus che progetta le batterie europee del futuro. La batteria Europea sarà realizzata tenendo conto da un lato le performance e il costo, ma dall’altro soprattutto la sua completa sostenibilità e riciclabilità. Inoltre, si punta molto anche sulla formazione per creare le basi per un futuro europeo di primo ordine“.

GIOVANNI CIRCELLA
Direttore del “3 Revolutions Future Mobility Program” all’università di California, Davis, e Senior Research Engineer presso la School of Civil and Environmental Engineering del Georgia Institute of Technology.

La principale notizia del 2020 per me è stata la pandemia e tre gruppi di effetti (tra i tanti) che ha avuto direttamente sulla mobilità. Vorrei segnalare anzitutto come questa epidemia stia durando molto di più del previsto (almeno in America/Europa) con la possibilità che essa possa cambiare i costumi e abitudini per molto tempo: in America, questo potrebbe significare, aumento della car dependence, con riduzione delle sacche più multimodali nelle città, crisi del trasporto pubblico (che ha bisogno di un’iniezione urgente di liquidità che almeno sotto l’amministrazione Trump stenta ad arrivare, con stati e città ormai già senza soldi…), possibilità di aumento del telelavoro parziale (1-2 giorni a settimana) per chi può nel lungo periodo, e questo può significare un po’ meno traffico nelle ore di punta, ma anche minore supporto a politiche per espansione del trasporto pubblico”.

“In secondo luogo la pandemia ha avuto effetti amplificati su due settori fondamentali della mobilità. Quello della mobilità condivisa ha accusato i maggiori contraccolpi e questo ha portato anche a riorganizzazioni, vedi per esempio Uber che ha deciso di chiudere la divisione JUMP e fonderla con Lime come operatore di micromobility; inoltre stanno puntando decisi sulla consegna di cibo a domicilio, e addirittura hanno esternalizzato il loro settore per la vehicle automation, un tempo fiore all’occhiello della ricerca e sviluppo made in Uber! Non mi stupirei se ulteriori fusioni e acquisizioni avverranno nei prossimi mesi/anni. Nel settore del trasporto aereo, la domanda ci metterà anni nel risalire la china, soprattutto per la clientela business ad alto potere di acquisto, e la crisi del settore aereo significa anche, nel mercato americano, che molte persone si stanno muovendo di più e probabilmente continueranno a muoversi di più in auto sulle medie/lunghe distanze, sostanzialmente convertendo una parte di viaggi che sarebbero stati fatti in aereo in viaggi in auto…“.

“Quanto al terzo effetto della pandemia che vorrei citare, ovvero quel che avverrà su land use e futuro delle citta’ (con la differente domanda per residenze e anche uffici, se ci sarà un maggiore smart working in futuro), ritengo sostanzialmente che “the jury is still out” e non sappiamo ancora bene come andrà a finire. Oggi quasi tutti gli americani dicono che vogliono andare a vivere in campagna, ma dubito che molti lo faranno. La residential location è una scelta di lungo periodo, influenzata da tante cose (e la distanza dal posto di lavoro è solo una di queste) e per ora stiamo assistendo soprattutto ad una reazione emozionale, con molte preferenze dichiarate di voler spostarsi (ma quanti lo faranno sul serio?) e solo alcuni segmenti molto limitati e dinamici della società (per esempio, giovani professionisti senza figli, con potere di acquisto spesso elevato e posti di lavoro nella new economy e software industry) che preferiscono per un annetto prendersi una “pausa” e lasciare le carissime città quali New York e San Francisco. Così anziché dove starebbero chiusi in costosi miniappartamenti in zone più o meno centrali. possono affittare qualcosa di più spazioso e piacevole in location in montagna, campagna, vicino al mare, dove si paga anche meno!”.

SIMONE FRANZÒ
Assistant professor School of Management Politecnico di Milano; responsabile della ricerca “Smart Mobility Report” dell’Energy&Strategy Group.

“Ci sono stati molti temi degni nota, vorrei soffermarmi sullo studio di Transport&Environment, ampiamente ripreso dai maggiori organi di stampa internazionali, secondo cui nel 2019 sono stati investiti in Europa circa 60 miliardi di euro sul tema della mobilità elettrica, più del triplo rispetto a quanto investito in Cina. Volume d’investimento – in Europa – pari a circa venti volte quanto investito solo due anni prima, nel 2017″.

“Perché ritengo particolarmente importante questa notizia: in primo luogo per le ricadute economiche che può determinare nei prossimi anni nel continente europeo, nella misura in cui mi pare ormai appurato che per quanto riguarda le autovetture l’elettrico sarà la tecnologia di riferimento nei prossimi anni. In virtù di ciò, costruire una filiera locale a livello europeo che possa beneficiare di questo mercato sempre più in espansione potrà determinare ricadute economiche sostanziali e quindi potrà permettere all’Europa di non perdere questa opportunità, come invece accaduto in casi precedenti come ad esempio il fotovoltaico, dove è evidente che la gran parte dei benefici della crescita di quel mercato siano finiti a beneficio di player extra-europei”.

“Una buona notizia non solo dal punto di vista economico ma anche da quello ambientale. Da uno recente studio che abbiamo condotto emerge come, guardando all’intero ciclo di vita di un veicolo elettrico, il suo impatto ambientale sia influenzato anche dalla localizzazione geografica della filiera, non solo a livello di uso del veicolo ma anche rispetto a dove sono realizzate ed assemblate le diverse componenti del veicolo, ivi compresa la batteria. L’Europa, anche grazie agli obiettivi di decarbonizzazione molto ambiziosi che si è posta in questi anni, è in grado di fare sì che da un punto di vista ambientale il veicolo elettrico sia sempre più preferibile rispetto ai veicoli convenzionali,  con motore a combustione interna. Questo grazie a un mix energetico – che alimenta sia la produzione del veicolo elettrico e delle sue batterie ed il successivo uso – sempre più green rispetto a mix energetici di altri paesi, ancora sbilanciati verso le fonti fossili”.

STEFANO PASSERINI
Direttore Helmholtz Institute Ulm; coordinatore EERA Joint Program on Energy Storage; direttore “Journal of Power Sources”.

Dovendo fare il confronto con gli anni passati, non ho visto quest’anno una notizia eclatante che mi abbia colpito particolarmente più delle altre. Ad esempio, se pensiamo ai nuovi materiali ci sono stati varie novità interessanti ma non una in particolare in grado di spiccare sulle altre. Credo si possa considerare il 2020 caratterizzato più che da una notizia in particolare, da un tema: l’elettrificazione ha decollato in modo definitivo in tutta Europa. E non c’è stata forse indicazione maggiore della portata del cambiamento in corso del momento in cui si sono viste le vendite di veicoli elettrici superare quelle dei veicoli diesel sul mercato europeo “.

CAMILLO PIAZZA
Presidente dell’associazione ambientalista no-profit Class Onlus e coordinatore di “e_mob”.

Il 2020 è stato ricco di notizie positive per la mobilità sostenibile e, in particolare, quella elettrica. Mi riferisco, ad esempio, alla maggiore diffusione di biciclette, bici a pedalata assistita e scooter elettrici, nonché all’arrivo sul mercato di auto a batterie sempre più evolute. Tra queste la più significativa è la Nuova Fiat 500 Elettrica, un modello di qualità, costruito solamente con manodopera italiana e che ha avuto anche il merito di ravvivare l’interesse verso i veicoli a emissioni zero in Italia, paese ancora culturalmente arretrato rispetto alle nazioni del Nord Europa sul tema”.

“Un maggiore interesse portatore di quella che a mio avviso può essere considerata la notizia più rilevante del 2020: la coesione tra industria, associazioni e istituzioni per lo sviluppo dell’elettromobilità nella Penisola. Una condivisione di intenti emersa con evidenza all’edizione 2020 di e_mob, rassegna dove i rappresentanti delle amministrazioni nazionali e locali hanno dialogato con gli esponenti del mondo industriale per elaborare soluzioni concrete per dare slancio alla mobilità a zero emissioni nel nostro paese. Una serie di proposte sfociate nella Carta di e_mob 2020, documento contenente le linee guida per rendere accessibile il mondo dei veicoli elettrici, sviluppare un’infrastruttura di ricarica omogenea e veloce e per favorire la diffusione di mezzi a emissioni zero nella logistica, nel trasporto pubblico e in altri comparti. Di fatto, una sorta di piano per la mobilità elettrica che, se attuato, sarebbe in grado di attuare quella svolta necessaria per ridurre le emissioni di gas serra e di inquinanti dei trasporti in linea con le politiche europee in materia che, lo ricordo, prevedono il taglio del 90% della CO2 del settore entro il 2050“.

MATTHIAS SCHMIDT
Titolare Schmidt Automotive Research; autore della pubblicazione mensile “European Electric Car Report”.

È stato l’anno dei primi veri segni tangibili di un movimento genuino nella futura direzione di zero emissioni di gas di scarico, grazie alla legislazione più severa introdotta nel corso del 2020. Malgrado la pandemia globale si sia stagliata al di sopra dell’economia come una nuvola minacciosa, il mercato dell’auto elettrica è stato come un fulmine che illumina il cielo notturno, grazie a costruttori che hanno fatto le corse per rispettare gli obiettivi di flotta sulla CO2 molto più severi, ed hanno dato la priorità al far ripartire le linee di produzione dei modelli elettrici e a rimettere in ordine la filiera della fornitura di batterie, prima di quelle dei corrispondenti modelli convenzionali”.

“Questo ha portato a immatricolazioni di BEV/PHEV che hanno registrato uno di questi nuovi modelli ogni dieci sul mercato a 18 paesi dell’Europa Occidentale nel monitoraggio di quest’anno. Naturalmente questo è solo l’inizio, col periodo di scaglionamento al 5% che finisce il 31 dicembre e i super-crediti probabilmente già consumati, nel 2021 continueremo a vedere i veicoli green avanzare, avanzare e avanzare e il picco della quota dei mezzi convenzionali probabilmente è già stato raggiunto. Quello è stato il pezzo forte dell’anno, secondo me“.

Credito foto di apertura: Edwin Hooper on Unsplash