Cosa c’è dietro alla «love story» tra borsa e LiDAR

L’improvviso interesse degli investitori per il settore dei sensori laser ha avuto come catalizzatore le notizie sulla Apple car e acceso i riflettori su aziende che oggi hanno come miglior cliente… la topografia

Tra poche ore sarà più chiaro se anche nel 2020 ci sarà nelle borse un Santa Claus rally, una settimana post-natalizia positiva. Nel corso dell’anno a essere protagoniste e oggetto di attenzioni sono state società collegate all’innovazione nell’auto, come ovviamente Tesla ma anche le startup cinesi. I settori innovativi come elettrificazione e guida autonoma continuano a essere fonte di novità in quest’ultima parte dell’anno e per chi cerca di trasformarle in reddito ed utili questo significa non smettere di esplorare il potenziale di ogni nuova notizia.

L’alleanza tra LG Electronics e Magna International ha indicato pochi giorni fa come il settore dell’elettronica stia ormai seguendo l’iper-attività di altri, come le batterie o i sensori, cambiando anche le valutazioni riguardanti i protagonisti. In Giappone le azioni di grandi gruppi della fornitura come Nidec, TDK o Murata Manufacturing hanno raggiunto picchi che riflettono il ruolo che avranno in un automotive più strettamente intrecciato ad elettronica ed elettrificazione.

Ma non sembra essere l’elettronica il nuovo “giocattolo” preferito da analisti e investitori. A guardare le quotazione recenti e quelle della scorsa settimana in particolare il nuovo potenziale bersaglio di chi opera in borsa sono le startup che sviluppano e vendono LiDAR. Dietro all’acronimo che sta per light detection and ranging c’è la più chiacchierata gamma di sensori per la mobilità ad autonomia avanzata.

La capacità dei sensori laser, nelle varie declinazioni tecnologiche, di lavorare anche in condizioni di scarsa visibilità monitorando l’ambiente circostante da tempo fa ritenerlo un sensore necessario per lo sviluppo di sistemi particolarmente efficienti e sicuri. La fusione di dati di più semplici camere ADAS, radar e LiDAR è in grado di tracciare gli ambienti più dettagliati riguardo a identificazione di oggetti e persone sia a corte che a lunghe distanze.

Con l’eccezione di Tesla la maggior parte dei gruppi auto e delle startup della guida autonoma sono convinti che il loro ruolo sia indispensabile a inserire in veicoli passeggeri e per il trasporto collettivo livelli elevati di automazione.

Una opinione che sarebbe condivisa anche da Apple, che il prossimo anno potrebbe avere già pronto il prototipo della chiacchieratissima ICar e punterebbe al 2024 per la commercializzazione di un veicolo, o di un sistema, ad elevata automazione.

Secondo un articolo dell’agenzia Reuters la casa di Cupertino non realizzerebbe in proprio i sensori laser necessari alla sua futura auto, il che all’inizio della scorsa settimana è stato sufficiente a far schizzare verso l’alto in borsa proprio i titoli di due società che vendono LiDAR.

La più affermata delle due e da più tempo sul mercato, Velodyne, lunedì scorso era cresciuta di quasi il 23%, mentre la concorrente Luminar del 27%. Entrambe le società si sono quotate al NASDAQ nel corso di quest’anno mediante fusione inversa: anche con l’assestamento successivo al primo impatto della notizia sulla Apple car, Luminar da inizio anno riscontra una crescita del 224% e Velodyne del 142%, con il caveat che nella prima parte del 2020 ad essere quotate erano solo le società SPAC, le scatole vuote utilizzate per accelerare la quotazione.

Perché la notizia dell’apertura di un potenziale mercato delle dimensioni di quello di una Apple car ha suscitato tanto interesse per chi vende LiDAR, anche più entusiasmo di quello che circonda settori dalla crescita sicura come le batterie o l’elettronica per l’automotive?

Un aspetto che sembra contare è che si tratta di un settore innovativo ma anche nuovo: un campo dove non è ancora chiaro chi sarà il protagonista dominante e questo sembra aumentare l’interesse.

In secondo luogo se si guarda al settore delle batterie o dell’elettronica si vedono grandi o grandissimi gruppi: rispetto alla valutazione di una CATL o una LG Energy Solution apprendere, ad esempio, dell’avvio di una ennesima Gigafactory che aprirà nel 2025 non ha gli effetti dirompenti sul corso di un titolo che potrebbero avere per la valutazione di una startup.

Insomma i LiDAR sembrano piacere perché, almeno fino a quando le startup che li producono non saranno inglobate da gruppi più grandi in cerca di integrazione verticale à la Tesla il potenziale di crescita esplosiva è molto maggiore di quello di un grande gruppo delle batterie o dell’elettronica.

Questo ha anche qualche altra implicazione. La prima è che chi investe o investirà nelle società dei LiDAR con ogni probabilità avrà una tolleranza elevata ai conti in rosso. Quando a settembre Velodyne ha perfezionato la quotazione mediante la fusione con la SPAC prescelta, all’epoca aveva in dote una perdita di $67,2 milioni su ricavi 2019 di $101,4 milioni. I dati dell’ultimo trimestre disponibile, il terzo 2020, indicavano che aveva venduto 2.235 LiDAR (non tutti necessariamente finiti in mano a case auto) a un prezzo medio di $5.600. Luminar, con un portafoglio ordini più piccolo e una quota molto rilevante di capex in ricerca e sviluppo, nel 2019 aveva perso $94,7 milioni su ricavi di $12,6.

Le due società citate sono tra quelle che hanno già rapporti di collaborazione con case auto. La prima a montare LiDAR su auto commercializzate è stata la francese Valeo, che ha messo dal 2017 in poi i suoi sensori su Audi A8, A7 e Q7, peraltro non ancora utilizzati per funzionalità di autonomia avanzata (dal Livello 3 SAE in su), ma inseriti nei sistemi ADAS. Di Luminar da tempo sono noti i rapporti di collaborazione con Volvo, mentre Velodyne collabora attivamente al lavoro di sviluppo sull’automazione in corso presso il gruppo Hyundai, con Motional e Ford.

Nel complesso, secondo la società di consulenza Yolé Development, quello che era un settore da $1,6 miliardi nel 2019 si sarà trasformato in uno da $3,8 miliardi nel 2025, con il sorpasso dei sistemi di assistenza alla guida sulla topografia, che attualmente assicura la maggiore domanda. Nel 2025 per $1,3 miliardi di giro d’affari dovuto alla topografia quello derivante da sistemi ADAS, robotaxi, veicoli ad elevata autonomia sarà di $1,7 miliardi.

La cosa che rende particolarmente attraente il settore dei sensori laser è che nel complesso i prezzi stanno crollando molto più rapidamente di quanto non sia avvenuto in altri ambiti innovativi. Nelle batterie, ad esempio, la marcia verso la soglia di fornitura di pacchi batterie al costo di $100 al kWh procede di pari passo con volumi che crescono con grande rapidità.

Nel mondo dei LiDAR i prezzi scendono velocemente malgrado i volumi siano ancora bassi, e questo si spiega solo con un ritmo di innovazione della tecnologia che più che assomigliare al settore delle batterie assomiglia a quello dei chip, anche se non ci risulta esista una legge di Moore dei sensori laser.

Nel 2019 Luminar aveva annunciato di lavorare a prodotti il cui prezzo sarebbe sceso sotto i $1.000. Velodyne ha un business plan già tracciato che prevede un calo del prezzo medio per unità dai $17.900 del 2017 a soli $600 nel 2024.

Tutti gli aspiranti player del settore si stanno attrezzando per non restare indietro. Innoviz Technologies, che raggiungerà presto in borsa al NASDAQ le rivali del settore LiDAR, ha già rapporti di fornitura con grandi gruppi auto come BMW e Magna International.

Lo scorso ottobre il suo CEO Omer Keilaf ha anticipato che rispetto all’InnovizOne fornito ai due clienti la sua startup a partire dal terzo trimestre del 2021 proporrà l’InnovizTwo che costerà il 70% in meno del modello precedente.

Keilaf non ha rivelato la cifra precisa del prezzo dell’InnovizTwo, ma ha affermato che la barriera di prezzo delle case auto per scegliere un LiDAR in grado di lavorare al meglio coi sistemi attuali di guida autonoma si colloca a $500, e che la sua azienda sarà in grado di arrivarci, quando apparati più sofisticati dei migliori dispositivi ADAS cominceranno ad essere adottati su scala industriale.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Velodyne