BMW mette al microscopio materie prime e batterie

Delocalizzazione e taglio ai costi era il verbo Anni ’90, quello del terzo millennio invece è rilocalizzazione e… taglio ai costi. Così la pensano a Monaco di Baviera

BMW vuole fare di tutto per ridurre costi e ed emissioni di CO2 nella produzione dei suoi veicoli elettrici ed elettrificati. Poiché questo è un tema dove centrale è il pacco batterie, l’occhio del gruppo di Monaco di Baviera sarà sempre più attento in questo ambito, ha confermato oggi in una nota ufficiale e in una conference call con la stampa tedesca Andreas Wendt, membro del board con le deleghe per l’approvvigionamento e quindi a capo dei vari responsabili acquisti del gruppo.

Monaco ha sottoscritto contratti con Northvolt, CATL, Samsung SDI e LG Chem. BMW, come altri costruttori che vogliono tenere d’occhio le emissioni complessive del ciclo di vita di un’auto, che ora non sono considerate dalle eventuali sanzioni ai livelli di CO2 delle flotte ma un giorno potrebbero diventarlo, spinge ogni fornitore a usare le rinnovabili nei processi energivori di produzione che portano alla fabbricazione dei celle, moduli e pacchi, in particolare le prime.

BMW ha in mente in futuro di ricevere batterie se non a chilometri zero che abbiano origine nella stessa regione in cui sorgono le fabbriche che producono un veicolo. In altri termini che le celle delle batterie delle IX3 siano cinesi, e quelle delle IX5 europee. Lo stesso varrà quando la casa dell’elica deciderà di iniziare a produrre veicoli elettrici anche nel Sud degli Stati Uniti, dove nascono alcune delle BMW di maggior successo.

Wendt ha detto che finora il gruppo ha importato un numero significativo di celle da CATL prodotte in Cina e da Samsung SDI prodotte in Corea del Sud. Nel corso del 2021 BMW riceverà celle Samsung SDI provenienti dal sito ungherese, mentre dal 2022 entrerà in funzione la fabbrica CATL tedesca ad Erfurt. Nel 2023 diventerà operativo il contratto di fornitura del nuovo partner Eve-Power in Cina, mentre dal 2023 in poi inizierà il flusso di celle dalla Scandinavia assicurato da Northvolt.

Anche le celle cinesi dovranno tassativamente essere prodotte con rinnovabili, punto saliente di ogni contratto. E punto fondamentale per ridurre le emissioni del 20% nella catena della fornitura su ogni veicolo tra 2019 e 2030. La fitta rete di controlli sulle celle significa anche che continuerà la cernita delle caratteristiche di sostenibilità ambientale ed etica delle materie prime, dal cobalto al litio, mentre proseguiranno gli sforzi in ottica di economia circolare già iniziati.

Le parole del responsabile acquisti BMW sono ulteriore conferma della retromarcia a cui si assiste riguardo alla delocalizzazione delle produzioni. Una volta che la sostenibilità della manifattura diventa un fattore non solo morale ma contrattuale, si rinnova la possibilità di veder iniziare a spuntare come funghi qua e là in Occidente, Europa inclusa, fabbriche necessarie a fornire le linee dell’automotive del terzo millennio. È un fenomeno che è iniziato più vistosamente con le celle delle batterie, ma che ha anche iniziato a riguardare altri settori rilevanti.

I motori elettrici ad esempio. Volvo Cars malgrado faccia parte del gruppo cinese Geely fabbricherà in Svezia i suoi propulsori. A rischiare di finire in Asia sembrano ormai invece essere le produzioni tradizionali, come dimostra la scelta di Daimler di condividere la tecnologia delle ultime generazioni di motori termici con Geely.

L’obiettivo di acquisto di pacchi batterie a €100 al kWh è comune a BMW come ai maggiori protagonisti del mondo dell’auto elettrica, a cominciare da Tesla, per la quale il tema dei costi di fatto ha dettato l’agenda dell’ultimo Battery Day della casa americana.

Wendt ha anche precisato di attendersi ulteriori opportunità di tagliare i costi delle auto elettriche in modo significativo da metà decade: nel corso dell’ultimo aggiornamento sui bilanci societari, l’amministratore delegato BMW Oliver Zipse ha infatti rivelato che la casa bavarese passerà ad una architettura dedicata alla propulsione elettrica, senza più compromessi con pianali che debbono ospitare anche motori convenzionali, dal 2025. Questo sarà un ulteriore importante fattore di riduzione dei costi.

Curiosamente, nonostante queste ore rendano il tema di stretta attualità, la possibilità di avere celle ad alte prestazioni ed elevata sicurezza grazie ad elettroliti solid state non ha scatenato l’entusiasmo di Wendt. Il manager BMW colloca la possibilità di avere disponibili in modo privo di complicazioni questo tipo di batterie a fine decade.

Credito foto di apertura: ufficio stampa BMW Group