Il concept Vision Urbanaut è una Mini-camaleonte

Mini svela i rendering del suo concept elettrico Vision Urbanaut: spiazzante e coraggiosa incursione nel mondo minivan, possibile prefigurazione di una Twingo del terzo millennio

A pochi giorni di distanza da importanti conferme fornite dai suoi vertici sui modelli a venire, oggi Mini ha svelato un concept spiazzante che non sembra inserirsi in alcun quadro già perfezionato riguardo al futuro del marchio. Fuga in avanti da designer o anteprima di un ingresso in un settore dei monovolume che sembra molto distante dal filone principale del marchio?

Forse non si tratta di una fuga in avanti, dopo tutto, visto che nei programmi futuri, oltre al rafforzare l’offerta elettrica, ci saranno anche crossover che poco o niente hanno in comune con le radici della vettura di Alec Issigonis. Oltre alla semplificazione della gamma Mini intende puntare sulla hatchback, sulla Countryman e su un secondo crossover a zero emissioni.

Se era immaginabile che il concept Mini che segue di pochi giorni il lancio della versione definitiva di BMW IX sarebbe stato una anticipazione di quel crossover ancora ignoto va detto che la casa britannica col lancio odierno ha preso tutti in contropiede. Il Mini Vision Urbanaut sfugge non solo alle attese ma anche agli schemi. Dovrebbe comunicarci probabilmente una cifra del futuro del design Mini, specie se si guarda alla parte anteriore, con due icone rappresentate da griglia (no, in BMW e dintorni non riescono a farne a meno…) e fari.

Per il resto il concept (presentato come rendering approfittando anche dell’estinzione dei Saloni Auto in questo precario 2020) appare molto ispirato, all’insegna di uno stile fluido e raffinato. Si stanno già accumulando i primi giochi di parole per conciliare l’inattesa incursione degli stilisti Mini, guidati da Oliver Heilmer, in un mondo che finora era fatto di Scenic e Sharan; se non altro Mini e mini-van hanno radici lessicali in comune…

Ma sarebbe un errore fermarsi alla battuta: se occorre cercare una parentela del Vision Urbanaut non la cercheremmo nella prima generazione Mini ma nella prima generazione Twingo, ben diversa dall’attuale che tutto è tranne un bonsai di minivan.

Questo nuovo Vision Urbanaut con Mini fa la scelta coraggiosa di addentrarsi in un orizzonte che almeno in Europa è diventato piuttosto scuro negli ultimi anni, secondo i suoi creatori è stato basato su tre pilastri: “Vibe”, “Wanderlust” e “Chill”, ciascuno collegato alle esperienze e momenti che si possono vivere a bordo del veicolo, se effettivamente sarà mai prodotto.

Il Chill dei tre momenti è quello più facilmente rappresentabile visti gli interni che, anche grazie al passo lungo e alla grande abitabilità supportata dalla motorizzazione elettrica negli interni si traduce in uno spazio accogliente in stile lounge. I tessuti sostenibili (riciclati) dominano in questo abitacolo nel quale sono stati abbandonate le pelli (e le cromature).

Una sorta di gettone elettronico permette di connettersi all’impianto dell’auto e di sceglierne l’atmosfera, personalizzabile, in particolare per quanto riguarda l’organizzazione dello spazio, il deodorante, l’illuminazione, la musica. Il Mini Vision Urbanaut adotta un’illuminazione a matrice LED che può cambiare colore e pattern, rendendo possibile in particolare la “comunicazione” tra i veicoli. Qualcosa che abbiamo iniziato a vedere da altre case che lavorano a fondo con l’illuminotecnica come Audi, i cui designer non a caso amano dire che i LED sono il nuovo cromo.

Questo concept è in definitiva simile a una sorta Bulli del terzo millennio in grado di ispirare momenti di distacco dallo stress metropolitano o reali avventure nella natura, dal campeggio alla ricerca di percorsi più lontani, magari perfino mitici o mistici. Ma senza rimpianti al ritorno in città anche solo per parcheggiare, rispetto a un vero minivan, anche se con la lunghezza di 4460 mm risulterebbe 261 mm dell’attuale Mini Countryman.

Credito foto di apertura: ufficio stampa BMW Group