Dal Portogallo nel 2022 una colonnina da 600 kW

Il produttore portoghese di stazioni di ricarica I-charge sta progettando stazioni di ricarica modulari di grandi ambizioni (e con grandi schermi per diffondere messaggi pubblicitari)

Notizia inaspettata e interessante dal Portogallo riguardo all’infrastruttura di ricarica. L’azienda I-charge, fondata nel 2019 a Oporto, e che già produceva wallbox ha appena presentato la sua prima serie di colonnine di ricarica rapida Blueberry. Arriveranno sul mercato in tre versioni, offrendo una gamma di potenza da 50 a 600 kW.

Come se non bastasse ad attirare l’attenzione l’obiettivo di potenza massima (traguardo che colossi come ABB o Schneider non si sono ancora posti e generoso anche per auto con sistemi di bordo a 800 o 900 volt come Porsche Taycan o Lucid Air) le postazioni di ricarica Blueberry avranno installato un importante touchscreen da 32 pollici. Particolarmente comodo per chi lo utilizzerà, ma pensato anche per sviluppare un altro flusso di ricavi: quello della pubblicità.

La grandezza dello schermo consentirà di vedere sia annunci mirati che di lasciare spazio all’interfaccia con le tappe dell’operazione di ricarica, da quelle iniziali e finali a quelle intermedie nel corso della ricarica parziale.

I-charge alla presentazione non ha però accennato a contratti pubblicitari, ma ha mostrato solo lo schermo puro e semplice e sistemi compatibili con ricariche CCS Combo e giapponese CHAdeMO. Da segnalare i cavi lunghi 4,7 metri, che la casa sottolinea avere un sistema di gestione appositamente sviluppato per consentire una elevata praticità e i minori intoppi possibili.

La lunghezza dei cavi di ricarica soddisferà tutti quei clienti di auto elettriche che non hanno prese ai bordi del veicoli: o agli angoli o sulla calandra, soluzione che come ultimo esempio include la piccola Dacia Spring.

Viceversa a modelli di grandi dimensioni come Audi E-tron o Porsche Taycan e che hanno le prese disposte lontano dai bordi, a seconda del parcheggio e della postazione di ricarica, una opzione come quella suggerita dalla giovane azienda portoghese può essere un contributo di praticità.

Secondo I-charge, la tecnologia “dynamicblue” delle stazioni di ricarica Blueberry, per cui è in attesa di brevetto, dovrebbe consentire una struttura modulare del sistema di ricarica. L’unità della stazione di ricarica stessa rimane sempre la stessa, ma è abbinata a uno o più moduli di alimentazione a seconda della capacità di ricarica.

La versione da 50 kW funziona interamente senza un modulo aggiuntivo. Da 100 a 150 kW si aggiunge un modulo, da 200 a 350 kW un secondo e oltre 400 kW un terzo modulo. La versione da 50 kW si chiama semplicemente Blueberry, mentre i componenti multi-modulo sono chiamati Blueberry Plus.

Tuttavia, non è chiaro come I-charge intenda raggiungere le capacità di ricarica pubblicizzate fino a 600 kW. Le schede tecniche pubblicate parlano finora di un massimo di 1.000 volt e la corrente massima è specificata in 500 ampere, il che porta ad una comunque importante potenza massima di 500 kW.

I-charge non toglierà i dubbi fin da subito: nella sua produzione le prime postazioni a essere commercializzate saranno quelle standard da 50 kW con un massimo di 125 ampere. Saranno in vendita a inizio 2021 e già con gli schermi attivi anche per la pubblicità. Nell’estate 2021 sarà poi il turno degli impianti fino a 200 kW, valore già più che rispettabile per la media dei caricatori imbarcati sulle attuali flotte di auto elettriche.

Bisognerà aspettare il gennaio 2022 per la versione con la massima potenza, che avrà cavi raffreddati a liquido di cui I-charge non ritiene invece indispensabile il contributo per colonnine di potenza fino a 200 kW.

Credito foto di apertura: pagina web I-charge