Pronta la “ricetta” dell’Alleanza Europea per le materie prime

Sulla scia di quanto avviato nelle batterie, Bruxelles rivede la lista delle materie prime critiche e spinge per una filiera continentale più indipendente ed efficiente per litio, terre rare ecc.

Confermando le recenti voci di stampa oggi la Commissione Europea ha presentato un piano d’azione sulle materie prime critiche, aggiornando l’elenco e inquadrando le prospettive dei materiali che staranno alla base di tecnologie e settori strategici tra il 2030 e il 2050. Una operazione la cui urgenza è stata stimolata dagli effetti della crisi sanitaria ancora in corso.

Il piano d’azione esamina le sfide attuali e future e propone azioni volte a ridurre la dipendenza dell’Europa dai paesi terzi, diversificando l’approvvigionamento e migliorando l’efficienza delle risorse e la circolarità per promuovere un approvvigionamento responsabile e sostenibile a livello mondiale.

Le azioni sono in sintonia col Green Deal (e con l’agenda digitale) che vuole essere il marchio di fabbrica di un continente rinnovato e rinnovabile per favorire la transizione verso un’economia verde e digitale. Ma niente transizione se il Vecchio Continente non avrà la resilienza per dare alle tecnologie chiave il suo “carburante”: terre rare, nickel, cobalto…

Il passo compiuto prende le mosse dal crescente successo incontrato, dopo un avvio zoppicante, del programma europeo noto familiarmente come Airbus delle batterie e che già vede muoversi ruspe e operai in Francia e per cui sono stati designati i prossimi siti produttivi.

Uno sforzo analogo è necessario per evitare emergenze su materie prime fondamentali nella tecnologia moderna, a partire dalle più note, quelle terre rare che forse nemmeno sono le più critiche.

La nuova Alleanza Europea per le materie prime per prima cosa si concentrerà sulle necessità dei settori delle energie rinnovabili, della difesa e dell’aerospaziale per espandersi col tempo anche alle catene del valore di altri settori meno strategici. Malgrado la crisi, analisi recenti hanno confermato che la domanda di molte materie prime non calerà, ad esempio nei settori automotive e batterie.

Ha detto il Vicepresidente per le Relazioni inter-istituzionali e le prospettive strategiche Maros Sefcovic: “Un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime è condizione essenziale per un’economia resiliente”.

Sefcovic, figura centrale nel lancio dell’Alleanza sulle batterie ha aggiunto: “solo per le batterie delle automobili elettriche e lo stoccaggio dell’energia, il fabbisogno di litio in Europa aumenterà fino a 18 volte entro il 2030 e fino a 60 volte entro il 2050. Come emerge dal nostro studio prospettico, non possiamo permetterci di sostituire l’attuale dipendenza dai combustibili fossili con la dipendenza dalle materie prime critiche”.

A questo fine Bruxelles include nel piano d’azione sulle materie prime essenziali lo sviluppare catene del valore resilienti, ridurre le dipendenze stimolando gli sforzi di economia circolare e rafforzando la produzione domestica per diversificarla dai paesi terzi.

Alcuni paesi stanno varando progetti o nell’ambito estrattivo come Finlandia, Germania e Portogallo, mentre altri si impegnano sull’economia circolare. In nessuno dei due ambiti l’Italia spicca oggi e il Commissario al mercato interno Thierry Breton spinge chi sta restando indietro: “per attuare le azioni proposte oggi occorre uno sforzo concertato dell’industria, della società civile, delle regioni e degli Stati membri. Incoraggiamo questi ultimi a prevedere investimenti nelle materie prime critiche nei rispettivi piani nazionali per la ripresa”.

È tutto da vedere quanto dei €750 miliardi del RRF (Recovery and Resilience Fund) approvato finiranno verso iniziative collegate, incluse in Italia. Di certo nessun paese dovrebbe nascondersi che la provenienza di materiali determinanti per molti settori appare molto concentrata nelle attuali supply chain: il 98% delle terre rare che arrivano in Europa proviene dalla Cina, il 98% del borato dalla Turchia e il 71% del platino dal Sud Africa.

Una Alleanza Europea per le materie prime dovrebbe dare la priorità ai progetti che possono essere messi in moto entro il 2025, con un occhio particolare alle aree che ancora contano sul carbone per staccarle dai combustibili fossili. Oltre all’attuale piano, la Commissione prevede di tracciare entro il 2022 anche un quadro dei materiali critici secondari.

Gruppi ambientalisti che seguono passo passo ogni inizativa di Bruxelles e Strasburgo hanno espresso timori che il piano si trasformi in un semaforo verde incondizionato all’industria estrattiva. E che una Alleanza Europea per le materie prime cresca sacrificando le iniziative di economia circolare per il recupero ed il riciclo dei materiali.

La Commissione spera di incanalare una parte dei fondi del programma di ricerca e sviluppo Horizon Europe verso l’efficientamento del settore estrattivo. Purtroppo quella speranza cozza col taglio ai fondi del programma nel periodo 2021-2027.

Speranze più credibili quindi forse sono per iniziative private, di particolare attualità per il riciclo delle batterie, con progetti ambiziosi sempre meno nascosti da parte di protagonisti del settore, come l’ex-capo della tecnologia Tesla JB Straubel in Nevada.

La lista dei materiali grezzi critici da 27 che ne conteneva nel 2017 è salita ora a 30: bauxite, litio, titanio e stronzio hanno fatto il loro ingresso, mentre ne è uscito l’elio. La Commissione peraltro non potrà conservare lo status quo a lungo: alcuni materiali non rari ma per i quali c’è grande domanda, come il nickel, potrebbero essere presto inclusi.

Forse basterebbe loro seguire la timeline di Elon Musk su Twitter per sapere a cosa e dove guarda con preoccupazione la manifattura. Il numero uno Tesla ha sorpreso, esprimendo i suoi timori per l’approvvigionamento di nickel (che oggi le batterie dei veicoli con celle NCA o NCM ospitano in ragione di circa 7 etti per kWh).

Non un parere qualsiasi, espresso da chi con la sua azienda è alla testa di chi punta a liberarsi in fretta del discusso cobalto. Per cui malgrado tutto si prevede una richiesta in salita del 500% entro il 2030 e di 15 volte entro metà secolo.

Le nuove fonti di materie prime alternative spesso richiedono attento monitoraggio. Nel caso del nickel può avvenire per impianti che adottano i processi HPAL (high pressure acid leaching), che inseriscono gli impasti da lavorare in autoclavi ad alta temperatura a mollo in acido solforico. Circa il 10% del nickel ottenuto arriva da questi siti e i prodotti di scarto non sono certo da trattare come gli avanzi di una spremuta d’arance.

La presenza di un minerale o meno nella lista, in linea di massima dovrebbe essere una spinta a tenere accesi i riflettori su tutta la filiera di provenienza e destinazione. Anche l’inclusione del litio nella lista sarà importante, perché riconoscerà il peso crescente della mobilità sostenibile nel percorso verso obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Tiamat/CNRS