Le «Gigafactory» d’Europa opportunità per i fornitori coreani

Il moltiplicarsi dei progetti continentali evidenzia carenze nella manifattura che possono essere rimediate con gli abituali fornitori dei rivali LG Chem, Samsung SDI e SK Innovation

I progetti europei sempre più numerosi di Gigafactory in grado di diminuire la dipendenza dell’industria dai fornitori asiatici non sono una buona notizia per i produttori del Pacifico come LG Chem o Samsung SDI o CATL.

Quelle Gigafactory tuttavia sono ancora una buona notizia per produttori di macchinari ed equipaggiamento asiatici di alta qualità, in particolare quelli giapponesi e coreani.

Secondo un articolo del sito specializzato The Elec in Corea del Sud la realizzazione di nuovi siti produttivi delle startup Northvolt, Freyr e Britishvolt e di attori presenti da molti anni nel panorama come Saft saranno una occasione di nuova crescita e ricavi.

Un piccolo esercito di società coreane come PNT, CIS, Jeil Machine, TSI, mPLUS, Hana Technology, SFA, PNE Solution e Kapjin sono in attività per riempire di macchinari quei capannoni ancora in gran parte vuoti.

Alcuni protagonisti come Northvolt, hanno già sottoscritto contratti con fornitori cinesi per i propri impianti in Svezia e Germania (quest’ultimo una joint-venture con Volkswagen).

La seconda linea degli scandinavi sarà realizzata da Wuxi Lead Intelligence, abituale fornitore del colosso CATL. Ma il moltiplicarsi dei progetti fa sì che molti abbiano deciso di rivolgersi ai più affidabili (e già molto inseriti nelle supply chain occidentali) fornitori coreani.

Coreani nell’impianto Northvolt Ett saranno i macchinari per miscelare gli impasti (slurry) che andranno a formare gli elettrodi, e anche i macchinari per realizzare materiali di rivestimento avranno la stessa origine.

In Francia Saft, che insieme al gruppo PSA è uno dei pilastri del progetto sostenuto dall’Unione Europea per un Airbus delle batterie che avrà impianti in Francia e Germania, ha incoraggiato i fornitori coreani a prendere parte al tender per la linea di produzione.

La startup norvegese Freyr, che secondo l’agenzia Bloomberg ha un progetto complessivo da $4,5 miliardi, ha in mente di aprire entro il 2025 una fabbrica di celle con capacità annuale di 32 GWh. Recentemente si è assicurata una più modesta tranche di fondi per l’equivalente di circa €12 milioni, una parte dei quali andrà a equipaggiare l’impianto.

Anche Britishvolt ha in mente di aprire una fabbrica di celle, nel suo caso da 30 GWh e con sede in Galles. Uno dei sostenitori della startup è AMTE Power, con esperienza nella manifattura di celle che si è in passato appoggiata a fornitori coreani, il che renderebbe Britishvolt un potenziale cliente ideale quando arriverà alla fase precedente alla produzione.

Credito foto di apertura: ufficio stampa BMW Group