AUTOMAZIONE

Col sistema MO360 Mercedes inizia a digitalizzare la «Factory 56»

A Sindelfingen, dove nascerà la EQS, parte un concetto di fabbrica tutta digitale (e senza carta) che sarà poi applicato ovunque per aumentare del 15% l’efficienza della produzione

Nel corso dei mesi passati il reparto IT Daimler e gli ingegneri esperti di produzione di Mercedes-Benz Cars hanno messo insieme nella Factory 56 di Sindelfingen il primo MO360 digital ecosystem. Non a caso questa pietra miliare nella produzione digitale del gruppo Daimler avviene in un fiore all’occhiello della manifattura della stella a tre punte.

L’impianto svevo, tra l’altro, dove per la prima volta aveva avuto luogo l’installazione di una rete locale 5G per collegare tutti i sistemi e le macchine nella fabbrica per rendere la produzione ancora più intelligente ed efficiente, aveva affermato a giugno dello scorso anno Jörg Burzer, il numero uno Mercedes-Benz Cars per quanto attiene a produzione e supply chain.

il MO360 digital ecosystem si appoggerà a parecchie applicazioni software collegate da interfacce condivise e da interfacce per gli utilizzatori standardizzare in modo da consentire la produzione globale dei veicoli con dati in tempo reale. Importanti parti e applicazioni dell’MO360 sono già usati nella rete di produzione globale in 30 siti della manifattura auto.

“Il nuovo ecosistema rende la produzione ancora più trasparente, snellisce i processi e ingloba agilmente una rete integrata di processi che prima erano separati”, ha detto nella nota stampa Burzer.

“Col MO360 vogliamo digitalizzare tutti i processi produttivi al fine di essere in grado di vederli ed analizzarli da tutti gli angoli”. L’effetto finale di questa rivoluzione deve essere un incremento dell’efficienza del 15% entro il 2022, risultato che piacerà all’amministratore delegato, sempre a caccia di tagli agli sprechi.

Per controllare la produzione, nella “Factory 56” dove nascerà la nuova auto elettrica icona Mercedes EQSC accanto alla nuova Classe S, ma anche negli altri siti, una impressionante mole di dati sarà raccolta e mostrata in tempo reale sui monitor, aggregata in basa agli utilizzatori, supervisori dei gruppi e manager dei vari reparti.

La Factory 56 e le altre organizzate secondo il principio del MO360, saranno fabbriche al 100%, ovvero del tutto prive di carta, poiché il sistema fornirà individualmente informazioni su misura per lavorare sul veicolo che ci sarà di fronte, senza quindi i kanban, i cartellini simboli dell’efficienza giapponese nell’automotive, fissando nuovi standard per la produzione sostenibile: da solo l’impianto che sarà avviato a Sindelfingen risparmierà circa 10 tonnellate di carta l’anno.

Per chi sarà in linea di montaggio ed i supervisori ci sarà un sistema SFMdigital, ovvero la gestione digitale della linea, a mostrare dove ci saranno deviazioni dai parametri di qualità basati su KPI, (indicatori chiave della performance).

Tra gli indicatori con cui il nuovo concetto di produzione si misurerà il numero di veicoli che non avranno bisogno di revisioni, gli obiettivi di produzione per turno, e altri parametri a cui i responsabili saranno in grado di rispondere in modo rapido e trasparente.

Dal punto di vista dello sviluppo l’MO360 nasce da software open source, il che significa che Daimler interagirà con una vasta comunità globale di sviluppatori mantenendo un livello adeguato di costi di sviluppo. Software open source implica tra l’altro che non è escluso che un sistema come questo vada oltre i confini del gruppo se altri partner dovessero essere interessati.

Il numero uno dell’informatica della casa di Stoccarda Jan Brecht ha sottolineato che all’impegno e al rapporto verso la comunità esterna corrisponde una squadra interna che in permanenza cerca feedback dalla produzione per implementare gli strumenti digitali con continui aggiornamenti che arrivano a intervalli anche di due sole settimane per tenere gli utilizzatori riforniti in permanenza di soluzioni efficaci ai bug e agli ostacoli.

Un elemento comune a tutte le applicazioni dell’MO360 è la cosiddetta microservice architecture, un design modulare del sistema che usa componenti indipendenti che comunicano tra loro via interfacce API. La scelta di questa architettura allungherà la sfera di ulteriori integrazioni senza porre presto limiti di sforzo all’intelaiatura che regge il sistema.

In futuro ad esempio, i siti produttivi Mercedes-Benz saranno collegati all’interno dell’ecosistema digitale MO360 dall’applicazione “Smart Maintenance”, i cui dati forniranno nuovi spunti per la manutenzione predittiva.

Qualora MO360 riveli che un motore elettrico in una fabbrica richiederà una imminente sostituzione, questo potrà esser fatto in un quadro di tempi che eviti costi aggiuntivi e tempo perso in eccesso. Un’altra applicazione, AUTO SC, in futuro sarà usata per ottimizzare i percorsi logistici tra fabbriche ed all’interno di esse.

Credito immagine di apertura: ufficio stampa Daimler AG