I fuochi artificiali delle elettriche e quelli della Fed

Oggi sarà un 4 luglio diverso dagli altri: in America l’unico posto dove si sta festeggiando è Wall Street e in questa oasi (o bolla) dell’economia le startup dei veicoli elettrici spiccano

Per Tesla, l’ultima chiusura di borsa prima di un Independence Day diverso da tutti i precedenti è stata al livello di $1.208,66. Il titolo della società californiana nell’ultimo mese ha guadagnato il 39,83%, da inizio anno il 188,93% e negli ultimi 365 giorni il 414,54%.

L’economia di Wall Street non è l’economia di Main Street (quella della vita reale), lo sappiamo. E tuttavia non si poteva non essere colpiti da un grafico pubblicato ieri dal quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt che elencava le performance di borsa di Tesla confrontandole con Toyota, il gruppo auto a maggior capitalizzazione dopo quello di Elon Musk, e i grandi gruppi della Germania.

Nel grafico in grigio sono riportati i valori di borsa espressi in miliardi di euro di alcuni gruppi auto globali al 2/7/2019, in arancione invece quelli rilevati giovedì scorso (credito immagine: Handelsblatt, fonte dati: Bloomberg, KBA, Tesla)

Per mettere a fuoco meglio quanta strada nella considerazione dei mercati Tesla abbia fatto, è utile guardare al 2019: quando valeva meno di BMW, di Daimler, di Volkswagen e ovviamente di Toyota.

Ma, visto che il periodo è eccezionale e non in senso positivo nella maggior parte dei casi, può essere anche il caso di domandarsi se stiamo assistendo, un po’ intimoriti e un po’ incuriositi, a un fenomeno-Tesla oppure a un fenomeno in senso lato.

Che possa trattarsi del secondo caso sembrerebbero indicarlo anche le performance di altre startup strettamente collegate al settore dei veicoli a zero emissioni. Molto più giovani della società di Musk, ma proprio come quella già protagoniste di entusiasmi, crolli, speranze. Ci riferiamo alla cinese NIO e all’americana Nikola Motor.

NIO pur essendo cinese (dopo gli accordi con la provincia di Anhui si può anzi dire che sia un gruppo a partecipazione pubblica, come Volkswagen partecipata dalla Bassa Sassonia) è quotata a New York.

Venerdì ha chiuso a $9,38 con una crescita rispetto al giorno precedente del 18,58% e performance complessive solo di poco inferiori a quelle Tesla. Ovvero: nell’ultimo mese ha guadagnato il 57,12%, da inizio anno il 133,33% e nell’ultimo anno il 199,68%.

NIO analogamente a quanto avvenuto a Tesla, a sua volta spronata dai risultati di vendite del secondo trimestre superiori alle attese, ha galoppato ultimamente grazie alle consegne di 3.740 SUV in Cina a giugno. 2.476 erano SUV premium a 5 posti ES6 e il resto i maxi-SUV a 7 posti ES8. Nel secondo trimestre le consegne sono arrivate a 10.331 unità, e nei giorni scorsi la società ha avviato la produzione della variante EC6.

La produzione di veicoli elettrici che accelera malgrado la crisi sanitaria globale è un indubbio segnale di salute, e non è strano che analisti ed esperti ne abbiano tenuto conto. Ma il 2020 in borsa sta premiando anche una startup che alla produzione non c’è ancora arrivata: Nikola Motor.

La casa dell’Arizona (partecipata dall’italo-americana CNH Industrial) si misura con gli umori della borsa da meno tempo delle altre, avendo effettuato una fusione inversa solo lo scorso 2 giugno con una società già quotata al NASDAQ: VectoIQ. Se ieri Nikola ha chiuso a $57,19 scendendo del 13,22%, diversa + la prospettiva ad ampio raggio.

Nell’ultimo mese la società diretta da Trevor Milton è cresciuta del 69,45%, ovvero più di Tesla e NIO, e da inizio anno del 454,17%, anche se abbiamo ricordato che i primi cinque mesi le valutazioni riguardavano VectoIQ e non il gruppo che intende costruire pickup e camion elettrici e fuel cell. In Europa questo avverrà in Germania grazie alla collaborazione con IVECO, che produrrà a Ulm modelli Nikola Tre.

Questi tre esempi sembrano rispecchiare aziende che rappresentano un’oasi di crescita in mezzo al caos di chiusure, tagli, licenziamenti. I conti e i numeri di queste società in effetti sono punte di diamante di un mondo come quello della borsa che secondo molti più che un’oasi si è già trasformato in bolla.

Sono timori che vengono amplificati in una giornata nella quale in America sono stati cancellati l’80% dei festeggiamenti, che si concludono di solito coi fuochi artificiali, in un periodo nel quale ai massimi livelli sono contemporaneamente i casi di contagio da Covid-19 e gli indici di borsa.

Gli ultimi mesi quindi non sono quelli di un exploit delle startup elettriche, ma più in generale quelli del settore finanziario. Negli ultimi tre mesi a Wall Street si è assistito al declino del 30% dei prezzi più veloce della storia, seguito dal più rapido aumento dei prezzi delle azioni per 50 giorni di seguito.

Quello che viene da chiedersi è se con questa volatilità i fuochi artificiali di borsa possano concludersi con una esplosione incontrollata. Un finale che si porti via anche le stelle più brillanti del panorama attuale: a cominciare da Tesla, NIO, Nikola Motor.

Ieri Steve Rattner, già consigliere del segretario al Tesoro durante la precedente gestione della Casa Bianca, sottolineava sul New York Times che lo scollamento tra economia reale e finanziaria non è una scoperta recente.

A marzo 2009, nel mezzo della Grande Recessione, mentre l’economia era raggelata da licenziamenti mensili arrivati a quota 700.000 unità, i prezzi a Wall Street dopo 17 mesi di declino iniziavano un inarrestabile recupero che in pratica è finito solo con l’arrivo della pandemia.

Secondo il commento di Rattner il fattore più importante nello spingere in alto i prezzi delle azioni è l’enorme massa di liquidità che la Federal Reserve immette nel sistema finanziario per contenere l’impatto depressivo del Covid-19 sull’economia. Uno tsunami di liquidità che ha spinto i tassi di interesse a livelli bassi da record e reso il reddito fisso un investimento dal reddito infimo o negativo.

La giornata in cui la Fed ha annunciato l’intervento sulla liquidità, osserva il commentatore del New York Times, è stata anche quella in cui lo straordinario recupero del mercato azionario ha iniziato la sua corsa.

A rinforzare l’effetto del put della Federal Reserve ci sono altri fattori. Tra cui investitori individuali che sono sempre più spesso attirati da società di intermediazione online che hanno portato le commissioni a zero.

Non sono mancate nuove presenze folcloristiche: per bizzarro che possa sembrare, con la chiusura delle attività sportive, ci sono scommettitori che si sono spostati dal basket o dal calcio alla borsa, che al contrario di NBA o Serie A non è andata in lockdown.

Alcuni di questi probabilmente sono stati attirati proprio dalle società protagoniste di maggiori crolli o exploit, e tra queste le startup dei veicoli elettrici potrebbero essere state oggetto di interesse di questa platea.

Ma Rattner segnala un ultimo aspetto come degno di attenzione e ci pare interessante per le prospettive sia dell’economia sia delle società di cui ci stiamo occupando: le prestazioni globalmente buone di Wall Street non dovrebbero far perdere di vista il fatto che nel complesso le società innovative e tecnologiche hanno retto meglio all’urto della pandemia rispetto a quelle tradizionali. Dal picco del 19 febbraio, il Nasdaq che ospita principalmente gruppi della tecnologia è cresciuto del 4%, mentre il convenzionale Dow Jones ha perso il 12%.

Credito foto di apertura: photo by Ryan Johns on Unsplash