Un’ultima occhiata alla Byton, prima della chiusura

Ufficialmente la chiusura è prevista per sei mesi, ma sembra difficile rilanciare la produzione di SUV elettrico M-Byte e berlina K-Byte senza trovare nuovi fondi e nuovi alleati

Un’altra startup cinese nata in un periodo di ambizioni globali e intenzionata a produrre modelli elettrici sembra alle strette. Da domani, primo luglio, sospenderà le attività Byton; la durata della sospensione prevista è di sei mesi, ma la crisi post-pandemia non rende affatto facile il rimettere in movimento una casa auto dopo un’ibernazione.

La notizia è stata pubblicata ieri dal sito americano The Detroit Bureau. Ad aprile Byton aveva già deciso di dimezzare lo staff nella sede americana di Santa Clara.

Byton, come altre startup dell’auto elettrica a prevalente capitale cinese, aveva sedi sia in Cina sia in California e in Europa, nello specifico in Germania. Secondo quello che ha detto il portavoce Byton a The Detroit Bureau la maggior parte dell’organico nelle varie sedi è stata licenziata e il management è alla rincorsa di soluzioni e capitali per far ripartire l’azienda.

Fondata nel 2017 da ingegneri e manager con esperienza in case globali come BMW e Nissan, l’azienda a lungo ha avuto una fama di affidabilità tra le startup dell’auto elettrica, molto più simile a quella di NIO (a tratti definita Tesla cinese) che a quella della travagliata Faraday Future.

Ma come i leader di quest’ultima Byton non è riuscita a passare alla fase di produzione. Al contrario NIO, non solo negli ultimi mesi sta raccogliendo discrete cifre di vendite, ma ha stabilito accordi con istituzioni locali, oltre a nuovi partenariati con gruppi dell’auto tradizionale, nel suo caso GAC Motor e anche per la guida autonoma.

Quello che era il podio delle startup cinesi promettenti nel giro di un paio d’anni si è rinnovato, e ora accanto a NIO ci sono invece Xpeng Motors (che ha appena iniziato a consegnare la nuova berlina P7 da circa €30.000) e Weltmeister con il SUV elettrico WM EX5.

Al CES di Las Vegas di gennaio, ma da allora sembra passato un secolo considerando i Saloni ormai rinviati e annullati come conferma la notizia di queste ore che riguarda il Salone Auto di Ginevra 2021, il CEO Byton Daniel Kirchert annunciava 60.000 preordini per il SUV elettrico M-Byte.

Doveva uscire quest’anno in Cina e nel 2021 in America e in Europa. Oltre al modello che aveva fatto anche parlare, soprattutto per il suo smisurato touch screen, prima della chiusura Byton puntava a lanciare la berlina K-Byte, presentata come concept nel 2018.

Trovare investitori in questo periodo per Kirchert e colleghi non sarà facile, a meno che non riesca a convincere un gruppo a rilevare i progetti. Tra i gruppi tradizionali dell’auto cinese almeno un rapporto Byton prima della chiusura aveva fatto a tempo ad instaurarlo: con lo storico FAW Group.

Ma il gruppo FAW sembra essere ora più interessato in patria a sviluppare le elettriche coi partner abituali (sta aprendo una nuova fabbrica per le elettriche con Toyota). Quanto a progetti elettrici ambiziosi, FAW dal breve rapporto con Byton sembra aver capito l’utilità di basi all’estero, visto che in queste settimane sta scegliendo una sede in Emilia Romagna.

Credito foto di apertura: AUTO21