Sulle colonnine procedura di infrazione avviata per Italia e Portogallo

Sforata da entrambi la scadenza per presentare il quadro dell’infrastruttura per le propulsioni alternative, colonnine incluse, ora più strategiche con sovvenzioni green all’orizzonte

La nota stampa rilasciata da Bruxelles contenente l’interminabile “Pacchetto infrazioni di maggio: decisioni principali” aveva anche un riferimento all’attuazione dei quadri nazionali sull’infrastruttura per i combustibili alternativi: ovvero i punti di rifornimento del diffuso metano, del raro idrogeno, ma anche delle sempre più essenziali colonnine.

La Commissione Europea ha invitato Italia, Portogallo e Regno Unito a riferire in merito al recepimento della direttiva 2014/94/UE. L’Articolo 4 prevede che attraverso i rispettivi quadri strategici nazionali i membri garantiscono la creazione entro il 31 dicembre 2020 di un numero adeguato di punti di ricarica accessibili al pubblico, sia in ambito urbano che sui grandi assi viari.

Secondo la direttiva citata, “il numero di tali punti di ricarica è stabilito tenendo conto, fra l’altro, del numero stimato di veicoli elettrici che saranno immatricolati entro la fine del 2020, indicato nei rispettivi quadri strategici nazionali, nonché delle migliori prassi e raccomandazioni formulate dalla Commissione“.

Un altro articolo della direttiva (il 10, paragrafo 1) imponeva alle nazioni aderenti di presentare entro il 18 novembre 2019 alla Commissione una relazione sull’attuazione dei rispettivi quadri strategici nazionali.

I due paesi continentali e il Regno Unito non hanno presentato la relazione. Se il Regno Unito è in via di addio all’Unione, Italia e Portogallo hanno quattro mesi di tempo per conformarsi all’obbligo previsto dalla direttiva, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato e la procedura di infrazione andare oltre la tiepida fase attuale.

Lo sviluppo della rete di ricarica per veicoli elettrici in Italia come noto cresce tra alti e bassi. Un osservatorio privilegiato come il Politecnico di Milano nel presentare l’ultimo Smart Mobility Report aveva peraltro indicato un livello di integrazione tra auto elettriche colonnine sorprendentemente buono anche in rapporto ad altri paesi che hanno quote di elettriche più generose. Il fatto che in Italia siamo vicini alla buona media dell’1 a 5 è stato però finora consentito dalla quota minima di auto elettriche circolanti.

Intanto, mentre l’Italia dovrà fornire indicazioni a Bruxelles per rispondere alla procedura di infrazione e l’Unione Europea si prepara ad aggiornare la direttiva 2014/94/UE (nota anche come decreto DAFI), il tema della presenza e capillarità delle colonnine riemerge anche in funzione delle opportunità di spesa che saranno offerte dal futuro Recovery Fund o neo-piano Marshall che dir si voglia.

Non ci sono dubbi che l’infrastruttura collegata alla mobilità elettrica sia a pieno titolo un attore in grado di recitare una parte nel Green New Deal che la Commissione von der Leyen propugna.

Secondo pareri autorevoli e degni di attenzione si tratta anzi di un settore nel quale mettere fondi può essere perfino più utile di concedere ulteriori sovvenzioni alle case automobilistiche o i consumatori perché acquistino più auto elettriche.

In una recente intervista al periodico finanziario Wirtschaft Woche Markus Lienkamp, professore al Politecnico di Monaco di Baviera, esprime scetticismo sull’aumento dei bonus all’acquisto come molti auspicano in Germania.

Considerato che già ne esistono sia di federali che locali, a suo avviso questo si tradurrebbe alla resa dei conti in un rastrellamento a tappeto di auto elettriche tolte ad altri paesi europei e vendute sul mercato tedesco con grande esborso della collettività ma pochi benefici per le emissioni e la manifattura. Secondo Lienkamp i programmi di sovvenzioni dovrebbero privilegiare l’infrastruttura, ovvero concetti di aiuto alla sostenibilità a lungo termine.

Oggi, in via di risoluzione i problemi di autonomia e prezzo delle auto elettriche, resta quello dell’infrastruttura, spiegava alla testata tedesca: “la svolta nell’elettromobilità finora è fallita per l’infrastruttura di ricarica. Ci sono troppo poche postazioni e i costi di acquisto e ricarica sono spesso sproporzionati. Se ora promuoviamo l’infrastruttura di ricarica avremo effetti positivi non solo a breve termine, ma a medio e lungo termine per il settore automotive e in sostanza per l’elettromobilità”.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen Group Italia