Toyota svilupperà un veicolo commerciale a idrogeno insieme ad Hino

Il nuovo mezzo da 25 tonnellate, avrà autonomia di 600 chilometri grazie a due stack fuel cell presi a prestito da quelli sviluppati per la seconda generazione Toyota Mirai

Il Giappone in questa fase è tra i paesi che stanno facendo maggiori sforzi per non arrivare a misure di serrata generalizzata all’economia, pur nel mezzo dell’attuale emergenza sanitaria globale.

Uno dei suoi colossi della manifattura, Toyota, oggi trasmette un altro segnale di normalità in mezzo all’eccezionalità del periodo, puntando su un settore innovativo per eccellenza: l’idrogeno.

La marca nipponica insieme alla sussidiaria Hino Motor Co. fa sapere in una nota ufficiale che sta sviluppando un mezzo commerciale pesante basato su tecnologia fuel cell.

Una competenza che Toyota avrebbe voluto esaltare quest’anno come propria punta di diamante aziendale ai Giochi Olimpici di Tokyo. Un evento peraltro che ormai comincia ad essere considerato esso stesso a rischio anche per i cautissimi, a sbilanciarsi, organizzatori.

Il mezzo pesante alimentato ad idrogeno sarà basato sulla piattaforma dell’Hino Profia e dotato di due sistemi fuel cell sviluppati per la seconda generazione della Mirai, da poco presentata. L’autonomia prevista per il veicolo commerciale da 25 tonnellate sarà di 600 chilometri.

La proposta Toyota (e Hino) è in linea con la convinzione del gruppo che l’idrogeno possa essere altrettanto percorribile come soluzione a medio e lungo termine per la riduzione delle emissioni dei veicoli elettrici alimentati da batteria di trazione.

In Giappone i mezzi pesanti della categoria del prototipo svelato, sono responsabili del 60% circa delle emissioni complessive dell’intera categoria dei veicoli commerciali.

Considerato che questi camion tendono ad essere usati per percorsi autostradali l’alternativa dell’idrogeno come carburante è resa più attraente dall’autonomia raggiungibile.

Per ottenerne una analoga o migliore, veicoli commerciali della stessa classe alimentati da batterie sarebbero costretti a salire nel peso, e probabilmente a una più o meno rilevante riduzione del carico.

La strada prediletta da Toyota sarebbe certo più in discesa se col tempo si affermassero come commercialmente percorribili alcune nuove e più convenienti soluzioni per ottenere idrogeno implementando tecnologie di elettrolisi. Questo eviterebbe di usare come materia prima per “distillare” questa molecola da idrocarburi, nel processo industriale noto come steam reforming.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Toyota Motor Corp