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Renault Morphoz: il concept elettrico ad alta flessibilità

Città ed autostrada, passo corto e passo lungo, tutto racchiuso in un solo prototipo di SUV elettrico che spinge lo sguardo verso la seconda metà degli Anni ’20

Da chi è molto bravo ci si aspetta molto di più che dai mediocri, e questo può essere talora un fardello. La più prestigiosa matita del gruppo Renault Laurens van den Acker, con gli ultimi concept malgrado abbia raccolto consensi e premi, non era riuscito a produrre il capolavoro che lo proiettasse tra i grandissimi della storia del design. Un elenco nel quale non siamo pochi ad aspettarci e sperare che possa entrare.

Con il concept Morphoz, purtroppo non esposto al Salone Auto di Ginevra per l’emergenza sanitaria in corso, scopriamo che van der Acker si è appena rimesso in moto per arrivare a quell’opera indimenticabile.

Col suo nuovo Morphoz, Renault presenta un veicolo all’avanguardia; ma questa volta si tratta di un prototipo che non è una fuga in avanti, e chi lo interpretasse in questo modo sarebbe sviato dalle sue forme futuristiche.

Col Morphoz Renault e van der Acker hanno fatto una scelta diversa, originale e rara: quella di usare un concept come una sinossi, un abstract si direbbe se fosse un articolo scientifico, per annunciare e visualizzare le possibilità che scaturiscono da un modello spinto da batterie di trazione.

Il centro stile Renault ed il responsabile del progetto François Leborgne nel Morphoz sono riusciti a racchiudere le future possibilità della piattaforma CMF-EV. Il nuovo pianale che supporterà le elettriche transalpine al di sopra del segmento di Zoe e Twingo ne sottolinea la flessibilità concentrando tutto in un unico veicolo.

Nel mondo della mobilità elettrica eravamo a conoscenza di altri gruppi auto che hanno sottolineato la modularità moltiplicando le versioni: col pianale MEB Volkswagen ha svelato proposte tanto diverse quanto lo sono un microbus e un buggy.

Il Morphoz anticipa i modelli elettrici di fascia alta Renault, ma soprattutto concentra le alternative e soluzioni in un solo veicolo. La clientela vuole un mezzo da città o un mezzo per i percorsi autostradali? Il SUV elettrico svelato stamattina ha entrambi i volti.

Il Morphoz City è lungo circa 4,40 metri, ovvero si confronta con le dimensioni di un SUV compatto come il Kadjar. Ma con un battito di ciglia o poco più il concept può passare alla configurazione Travel, più lunga di 40 centimetri. Il passo da 2,73 metri sale a 2,93. Non una differenza di dettaglio: per questa metamorfosi (e qui il nome si aggancia alle caratteristiche del concept) anteriore e posteriore del veicolo si allungano.

Cambia anche il profilo, il cofano si arrotonda le forme tendono a privilegiare l’aerodinamica e spuntano nella tavolozza color argento (ispirata dalle forme del museo Guggenheim di Bilbao) pennellate di giallo e di nero, specialmente sottolineate dalle meraviglie dell’attuale illuminotecnica.

Uno dei designer, François Leboine, sottolineava coi colleghi francesi di Automobile Propre che questi colori non sono stati scelti a caso: rimandano a fine Anni ’70, quando la casa della Losanga fece scalpore con la sua tecnologia turbo in Formula 1.

Ma non è stato solo agli Anni-turbo che Renault ha attinto per il Morphoz. Di fronte alla nascente diatriba sull’opportunità di avere pacchi batterie di grande o minore capacità, un dibattito che non riguarda solo la comodità del cliente di ricaricare più o meno spesso ma si allarga a una quantità di settori, fino al livello di emissioni richiesto dalla produzione delle celle, ovviamente superiore per auto con molta capacità, Renault ha fatto un passo all’indietro.

Ha guardato all’esperienza della sua Fluence, modello che era stato scelto nel 2011 per sostituire il pacco batterie rapidamente e roboticamente in alternativa alla ricarica alla colonnina. L’avveniristico progetto della startup Better Place era finito in anticipo, ma ora molti costruttori, specialmente negli scooter, lo hanno ripreso in mano.

In Cina lo hanno ripreso per i taxi elettrici, in India per i veicoli commerciali leggeri (inclusa la nostra Piaggio), e Renault rilancia con l’ipotesi di passare da 40 kWh di capacità per l’uso urbano ai 90 kWh più adatti al viaggio vacanziero in pochi minuti grazie alla collocazione di un secondo pacco batterie.

Se avete letto più di una volta gli articoli di AUTO21 sapete già che abbiamo sempre considerato interessante quest’alternativa, malgrado per investimenti ed infrastruttura sia impegnativa.

Quindi non faremo parte dell’elenco di quelli che la catalogheranno come una boutade da Salone Auto, indipendentemente dal fatto che sulle Rive del Lago Lemano il Salone quest’anno non avrà luogo.

Tra i 400 chilometri di un SUV da città (con potenza di 136 cavalli) e i 700 chilometri di un SUV da viaggio (con 218 cavalli) la differenza di praticità giusitificherebbe lo sforzo ingegneristico e di manifattura.

Ancora da capire se, malgrado sia indicato il 2027 come anno di ipotetico trasferimento dell’idea dell’allungamento del veicolo a modelli di serie questa soluzione troverà spazio. L’aerospaziale ha offerto spunti sulle ali a geometria variabile fin dai primi Anni ’60, ma il range dei costi abituali per le aeronautiche militari è piuttosto diverso da quello dell’automotive, anche quando si tratta di modelli di fascia alta come sarà uno ispirato al Morphoz.

Il conducente del Morphoz può servirsi di un volante con al centro un display da 10,2” che mostra le principali informazioni di guida e sicurezza. Dietro al volante, c’è una plancia avvolgente, che sembra essere priva del tradizionale cruscotto e senza schermo multimediale, ma su richiesta in modalità autonoma consente allo schermo Livinscreen di uscire (credito foto ufficio stampa Renault Italia)

E allora forse una scommessa sulla contiguità tra concept e futura produzione potrebbe essere meno rischiosa là dove si guarda, ad esempio, agli interni. Interni che a ben guardare si incaricano anche di tradurre in sostanza la revisione della tabella di marcia sui traguardi della guida autonoma che è stata rallentata anche da Renault, come dalla concorrenza.

Non occorre guardare molto indietro, basta recuperare la cartella stampa del concept Symbioz presentato al Salone Auto di Francoforte nel 2017 e le successive note che lo hanno riguardato, per riscoprire che l’elevata automazione (oltre il Livello SAE 3) poteva essere collocata nel 2023.

Gli interni del Morphoz, invece, sono quelli di un veicolo che, ipotizzato per la seconda parte di questa decade, si traduce in un mezzo presentato con tanto di volante e pedaliera, simboli di cui i progettisti Renault non si vergognano e non nascondono.

Anche se per comodità e per aumentare lo spazio interno il volante può rientrare nella console futuristica console principale e il sedile del passeggero può ruotare per consentire di condividere il viaggio più affabilmente con chi sarà seduto dietro.

La versione Travel prevede anche che gli spazi posteriori possano modificarsi proprio come fa la carrozzeria esterna, per concedere più spazio agli occupanti. Allo spazio extra non si sottrare nemmeno il cofano, visto che con lo spazio in configurazione viaggio passeggeri e guidatore avranno posto per due bagagli in più.

Cosa vedremo presto del Morphoz sulle Renault che ci attendono nei prossimi mesi? Nei prossimi Kadjar e Koleos saranno visibili la cifra dell’illuminazione, sempre più spesso essenziale per caratterizzare una generazione o una famiglia nel mondo automotive.

E nelle versioni elettrificate dovrebbero diventare un tratto comune anche le prese d’aria circondate da inserti neri visibili sui due lati alla base del parabrezza, utili per raffreddare batterie e motori, una esigenza non più affidata a mascherine e calandre sulle nuove auto a zero emissioni.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Groupe Renault