I risultati Tesla nel quarto trimestre 2019 superano le attese di Wall Street

L’utile di $2,14 per azione e i ricavi a $7,2 miliardi messi nero su bianco dalla casa di Elon Musk fanno pensare che ora soltanto la Cina possa fermare la valanga-Tesla

Le azioni Tesla hanno continuato a salire mercoledì sera in fase di after hours quando la casa di Palo Alto ha comunicato numeri che hanno superato le aspettative di Wall Street e precisato che nella fabbrica di Fremont già è partita la pre-produzione della nuova Model Y.

I risultati Tesla del quarto trimestre 2019 includono utili di $105 milioni, corrispondenti a $0,56 per azione rispetto a risultati dello stesso trimestre nel 2018 che avevano portato a bilancio $140 milioni di utile per $0,78 ad azione.

Mettendo in conto voci di bilancio una tantum (o, se volete, guardando i numeri col criterio contabile non-GAAP) l’utile per azione corrisponde a $2,14, quando gli analisti sentiti dal sondaggio della società di consulenza FactSet si aspettavano $1,77. Anche i ricavi hanno battuto le attese: si sono attestati a $7,4 miliardi ($200 milioni più che nel 2018) contro i $7 attesi.

In positivo non ci sono state solo le notizie sui risultati del quarto trimestre 2019: Tesla afferma di poter agevolmente vendere 500.000 quest’anno. Sia grazie al rapido incremento della produzione della Model 3 nella nuova Gigafactory di Shanghai sia per l’avvio della linea Model Y in California gli americani pensano di poter produrre più unità di quante ne consegneranno.

Tesla inoltre per i prossimi trimestri si attende cash flow positivo, salvo eccezioni temporanee, una frase che letta in questi giorni potrebbe riferirsi a ripercussioni della situazione in Cina.

A pagina 7 della comunicazione ufficiale Tesla spiega che la fabbrica di Fremont oggi è in grado di produrre 90.000 modelli di lusso e 400.000 Model 3 e Model Y. La quota salirà a 500.000 a metà 2020, un livello che nell’automotive tradizionale corrisponde a impianti consolidati, ad esempio è stata la produzione 2019 SEAT a Martorell.

L’impianto cinese a Lingang attualmente è previsto possa raggiungere 150.000 unità, ma a regime sarà un’altra Gigafactory da mezzo milione di auto. I problemi di salute pubblica per quello che Tesla sapeva alla data del 29 gennaio costeranno un ritardo di una settimana, forse due alla produzione della Model Y.

Ma nessuno è in grado di inquadrare ancora gli effetti che il sostanziale blocco delle attività comporterà su una economia che appariva già in stagnazione, in particolare nel settore della produzione e delle vendite di auto. Proprio Tesla finora è stata una delle più resilienti alla crisi riuscendo anzi ad andare contro tendenza. Nel 2019 la casa di Elon Musk in Cina ha consegnato 42.715 unità rispetto alle 16.360 del 2018,

Cina e virus a parte, il titolo Tesla anche oggi ha raggiunto vertici da primato. Quello del mercoledì è stato il sedicesimo nuovo record dal 18 dicembre dello scorso anno. Una striscia che dopo la pubblicazione dei risultati Tesla del quarto trimestre 2019 potrebbe allungarsi ancora.

Intanto a $100 miliardi di valutazione la casa di Elon Musk non è solo il secondo gruppo auto globale per capitalizzazione dopo Toyota, ma vale più di quanto valesse all’apice Ford, nel lontano 1999. Molto da festeggiare, evidentemente per Musk e molto per l’azienda: il primo si avvicina a un bonus storico, la seconda a fine anno disponeva di cash per $6,3 miliardi.

A $580,99, dove si trovavano subito prima dell’annuncio dei risultati Tesla del quarto trimestre 2019, le azioni hanno guadagnato il 94% nell’ultimo anno, battendo ampiamente la media dei guadagni dell’indice S&P 500 (28%) e quella del Dow Jones (+18%).


Credito foto di apertura: press kit Tesla