Finanziamenti pubblici tedeschi su un piatto d’argento per Tesla? Forse presto

La voglia tedesca di recuperare terreno nel settore delle batterie sull’Asia potrebbe premiare iniziative di ricerca e sviluppo che avranno sede attorno alla nuova Gigafactory in Brandeburgo

Tesla, che la settimana scorsa ha superato in capitalizzazione di borsa il gruppo Volkswagen superando quota $100 miliardi, ora si prepara a rastrellare altri finanziamenti, forse piccoli rispetto a quelli del mercato di capitali, ma significativi perché si tratterebbe di fondi pubblici tedeschi, la “casa” europea dell’automotive.

Lo rivela stamattina il quotidiano finanziario Handelsblatt che sostiene di averne ricevuto conferma ufficiosa da fonti governative. Tesla non ha ancora risposto alla richiesta di commenti della testata tedesca, mentre un portavoce del ministero dell’Economia di Berlino ha replicato di non poter indicare quali aziende abbiano fatto richiesta di sussidi.

La richiesta Tesla sarebbe relativa alla ricerca e produzione di batterie in Germania, dove come noto a Grünheide, non lontano da Berlino, Elon Musk intende aprire una Gigafactory per costruire auto e, all’apparenza in un secondo tempo, anche le relative batterie.

Il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier come noto è stato uno degli uomini politici europei più attivi, insieme al presidente francese Emmanuel Macron ed al Vicepresidente della Commissione Europea Maros Sefcovic, nel supportare progetti di manifattura di batterie.

Quello che doveva essere un “Airbus delle batterie” per contrastare il predominio asiatico nel settore, dopo pochi mesi in effetti si è già sdoppiato in due programmi separati: il secondo dei quali include 12 nazioni e 55 aziende, con anche partecipazione italiana.

Proprio oggi gli aderenti notificheranno a Bruxelles il progetto per ricevere l’approvazione della Commissione UE (già concessa a dicembre 2019 al primo consorzio, di cui fanno parte 17 aziende tra cui BMW, PSA, BASF, Varta e Saft), approvazione indispensabile perché solo i progetti che rientrano nel protocollo IPCEI (progetti di interesse prioritario continentale) sono esentati dai divieti agli aiuti di stato.

Così Elon Musk, se vorrà beneficiare di finanziamenti pubblici tedeschi per la sua Tesla, dovrà quindi percorrere lo stesso cammino di alcune delle società che a volte è parso considerare antiquate ed obsolete.

Per quanto possa apparire bizzarro che Bruxelles approvi fondi a società o istituti di ricerca non aderenti all’Unione Europea, questo è già avvenuto con una certa frequenza in passato. Aziende o università svizzere, norvegesi, israeliane hanno già ottenuto supporto; recentemente proprio di una di queste impegnata nell’economia circolare che è rientrata nel quadro dei progetti Horizon 2020 abbiamo scritto per un progetto-pilota con Daimler sulle termoplastiche.

Per Tesla ottenere la “patente” di progetto IPCEI “Important Projects of Common European Interest” richiederà collaborare con partner dell’Unione Europea, cosa che non sarà troppo complicato. Con la casa californiana sono già molti i fornitori abituali europei, proprio tedeschi in particolare, ma anche italiani in qualche caso: i chip dei preziosi inverter Tesla sono realizzati a Catania da STM.

Sarebbe certo paradossale se, finito apparentemente la fase acuta del contenzioso sui dazi tra Cina e Stati Uniti, la Germania dovesse erogare finanziamenti pubblici in una fase di aspro confronto transatlantico, nel quale l’attuale inquilino della Casa Bianca ha più volte minacciato di imporre dazi del 25% sui modelli esportati in America da BMW, Daimler e Volkswagen.

Secondo Handelsblatt la cifra di fondi federali accantonata dal ministero dell’Economia potrebbe arrivare ad €1,5 miliardi, molto superiore ai €355 milioni erogati a 18 aziende tedesche (tra cui Bosch, Osram e Zeiss) che operano nel settore della micro-elettronica, il primo a ricevere da Bruxelles il prezioso “patentino” di industria con caratteristiche IPCEI.


Credito foto di apertura: AUTO21