In Giappone il gruppo SoftBank rilancia sui servizi di shuttle a guida autonoma

Nei sobborghi di Tokyo, la consociata del gruppo tecnologico nipponico SB Drive metterà alla prova per cinque anni 11 navette a guida autonoma Navya, dopo averle dotate dei propri sistemi

Nell’anno dei Giochi Olimpici di Tokyo, che molti colossi dell’industria giapponese sfrutteranno per sfoggiare nuove tecnologie e soluzioni, SoftBank Group, ben noto come il più generoso e sfacciato partner delle startup del globo, rilancia sul trasporto a guida autonoma.

Oggi, riferisce il Nikkei, ha presentato un servizio di trasporto basato su shuttle a Sakai, nei dintorni della capitale nipponica. Il colosso della finanza di venture capital ha messo in mostra un servizio che agisce su un percorso di 2,5 chilometri. La navetta utilizza strade aperte al pubblico e si ferma presso scuole, banche ed altri siti fornendo una comodità da “ascensore orizzontale” a chi deve spostarsi nell’area predefinita.

Gli shuttle sono undici, modello Navya Autonom realizzati dalla casa francese che finora ne ha commercializzati oltre un centinaio. Nel recente passato l’azienda transalpina partecipata di vari fondi e di aziende quali Valeo e Keolis aveva indicato di volersi concentrare sui mezzi autonomi da trasporto merci e sui sistemi, più che sulla produzione di navette passeggeri.

Ma sugli shuttle senza sterzo né pedaliera in servizio a Sakai, dei sistemi si è occupata SB Drive. Questa società, controllata da SoftBank Group, ha realizzato tutto il software di gestione e monitoraggio.

Sebbene la legge giapponese sia molto attenta alle autorizzazioni di guida fuori dagli schemi convenzionali sulle strade aperte al pubblico, SoftBank ha ottenuto una deroga. Per questo però ha dovuto modificare i Navya, ricavando un sedile per il supervisore che sarà presente sui veicoli per intervenire in casi di emergenza.

Secondo quanto riferiscono i tecnici di SB Drive al Nikkei i sistemi sarebbero in grado di operare con un approccio analogo al Livello SAE 4. In base agli standard questo comporta non aver bisogno di interventi umani, su percorsi prestabiliti. Ma il regolatore nipponico non consente alla società di arrivare a tanto, almeno nel progetto che avrà per sede Sakai.

Va notato che in questo SB Drive si dimostra più ottimista sulle possibilità a breve termine della guida autonoma di quanto non sia la più celebre startup nella quale SoftBank ha investito: Uber. Un tempo, quando era gestita dal fondatore Travis Kalanick ormai uscito anche dall’azionariato, il centro esperienze del gruppo, Uber ATG era il più audace ed irriverente nell’affermare che la guida autonoma era dietro l’angolo.

Gli effetti a cascata dell’incidente mortale avvenuto due anni fa in Arizona, che portarono al riassetto dell’azienda e all’uscita di molti tecnici ed ingegneri dall’Uber ATG, hanno indotto i vertici del centro ricerche ad allinearsi a politiche di prudenza nel proporre i traguardi per i veicoli ad elevata automazione.

In Giappone peraltro arrivare anche a sostituire veicoli convenzionali su percorsi limitati potrebbe avere un potenziale commerciale di ragionevole interesse. La società diretta da Masayoshi Son punta a proporre shuttle senza pilota a un settore che soffre di cronica carenza di autisti a causa dell’invecchiamento medio della popolazione.

Una speranza che nutre anche Henri Coron, manager di Navya che ha sottolineato di non considerare il Giappone uno qualsiasi dei 18 paesi nei quali i suoi veicoli operano (tra cui recentemente c’è stata l’Italia), ma un mercato chiave: proprio per le ragioni appena esposte.

In che modo ricavi e utili possano accontentare tutti in questo settore peraltro ancora non è chiaro. La città di Sakai questo servizio nei cinque anni di test non lo farà pagare, e ha previsto per questa iniziativa un budget dell’equivalente di $4,7 milioni.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Navya