Consegnate le prime Model 3 della Gigafactory di Shanghai, pronta in meno di un anno

I cinesi hanno fatti ponti d’oro a Elon Musk, che ora potrà cavalcare il boom Tesla con auto a prezzi più convenienti e ammesse agli incentivi. I prossimi ostacoli: la rete di assistenza e le colonnine

Ad un 2019 che per Tesla si chiude sulla cresta dell’onda si aggiunge un’ultima buona notizia. Nella Gigafactory costruita a tempo di record nella zona franca di Lingang la controllata cinese ha iniziato a consegnare le prime Model 3, e come tradizione (lo stesso era avvenuto coi primi pezzi usciti dall’impianto di Fremont) le prime elettriche sono andate ai dipendenti che le avevano ordinate.

Le quindici Model 3 sono un contributo simbolico ad una annata di consegne stellare per Tesla in Cina. Nei primi undici mesi dell’anno ha venduto 24.589 Model 3 prodotte in California, malgrado la generale stagnazione e malgrado i prezzi maggiorati rispetto a quelli delle auto che stanno iniziando ad uscire dalla fabbrica di Shanghai, che per ora ha soprattutto a quanto pare un ruolo di assemblaggio.

Ma tanto basta perché le Model 3 che escono dai cancelli di Lingang abbiano prezzi che partono da 355.800 yuan (circa $50.000) esclusi sussidi, mentre quelli delle “cugine” che attraversano l’intero Oceano Pacifico partono da 439.000 yuan.

L’impianto di Shanghai passato dalla posa della prima pietra alla produzione iniziale in appena 357 giorni ha goduto del totale supporto delle autorità locali e nazionali. Tesla è stato il primo gruppo auto a fare a meno di partner cinesi nell’aprire una attività manifatturiera di queste dimensioni, e Pechino ha fatto di tutto perché avesse successo, puntando su una narrativa che mira a spuntare gli argomenti protezionisti dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

La Model 3 prodotta nella nuova Gigafactory dal 27 dicembre è stata inserita nell’elenco dei modelli esentati dalle tasse per l’acquisto di auto elettriche compilato dal ministero dell’Industria, una misura che taglia di circa 29.000 yuan l’esborso per la clientela. I clienti inoltre la trovano dall’inizio di dicembre in un altro catalogo, quello dei veicoli a zero emissioni raccomandati, che vale altri 24.750 di incentivi.

Con tutti questi sostegni locali l’inizio è stato in discesa per Tesla in Cina. Adesso tocca alla casa californiana prendere il testimone per rispondere alla sfida. Il manager Tesla Wang Hao ha detto all’agenzia Reuters che il primo obiettivo degli impianti è di produrre circa 1.000 Model 3 alla settimana nella Gigafactory di Shanghai. Nella seconda metà di gennaio sono previste le consegne dei primi pezzi destinati alla clientela normale, esaurite le consegne ai dipendenti.

In parallelo all’adeguamento dei ritmi del nuovo impianto (fino a poche settimane fa gli americani speravano di produrre un migliaio di auto la settimana già in questi giorni), Tesla si troverà a dover rimpolpare la rete di assistenza e quella delle stazioni di ricarica, entrambi un tradizionale ostacolo importante per i gruppi auto che vendono elettriche in Cina.

Entro fine 2020 la casa di Palo Alto prevede di raddoppiare il numero di Supercharger, inclusi quelli V3 ancora più veloci col primo appena installato, mentre la forza lavoro destinata alle attività post-vendita crescerà dai 600 dipendenti attuali a 1.500. E dal suo ingresso in Cina Tesla assomiglia ogni giorno di più ad una grande casa auto e meno ad una startup.


Credito foto di apertura: profilo Twitter Tesla China