Le perdite del secondo trimestre 2019 Tesla vanno controcorrente in una buona giornata per Wall Street

Pochi minuti dopo nuovi record di NASDAQ e S&P 500 le notizie per la casa californiana sono all’insegna del rosso: persi $408 milioni nel secondo trimestre rispetto ai $718 di un anno prima

Prima della pubblicazione dei risultati, alle 22:00 ora italiana, secondo i dati compilati dall’agenzia Bloomberg la media delle previsioni era di una perdita attesa per azione di 31 centesimi di dollaro. Ma Tesla è andata a fondo quanto a conti in rosso nel secondo trimestre: $1,12, il che ha trascinato in basso il corso azionario nell’after hours, a tratti fino al 9% poi ridimensionato attorno al 7% e con previsioni peggiori per la riapertura di domani.

Tesla ha consegnato 95.200 a fine giugno, siglando un trimestre da record supportato in particolare dalle sempre vivaci immatricolazioni della sua Model 3. E lì si è concentrata l’attenzione degli addetti ai lavori: che la quota di Model 3, dai margini inferiori ai modelli di fascia alta e per la quale i prezzi di ingresso almeno in America sono diminuiti, potesse pesare sui profitti.

Ma nessuno era così pessimista quanto si è poi rivelata la realtà. Il margine lordo del trimestre è sceso in effetti al 19% dal 20% del trimestre precedente e i ricavi sono stati di $6,3 miliardi, mentre le aspettative degli analisti erano di $6,5.

La casa americana ha cercato di indicare alcuni segnali favorevoli imminenti: la nuova fabbrica di Shanghai che sarà il “tempio” del crossover Model Y, più redditizio della Model 3, procede in modo sorprendente e sarà completata entro fine 2019. Ma per i grandi volumi occorrerà attendere il 2020.

Anche questa prospettiva viene ancora una volta a spostare in avanti il traguardo della profittabilità sostanziale. Per il terzo trimestre, quello in corso, Tesla si aspettava di tornare in terreno positivo misurato coi criteri GAAP, ma ora si sposta il momento positivo al quarto trimestre e per il terzo si parla di pareggio. Nella migliore delle ipotesi.

Intanto però Tesla ha tagliato le aspettative sulle spese in conto capitale in una forchetta tra $1,5 e $2 miliardi, mezzo miliardo meno delle precedenti indicazioni. Non proprio la mossa di una casa che ha tra i progetti da completare prodotti molto ambiziosi come (a parte Model Y) un pickup, la Roadster ed un veicolo commerciale. Questo implica tuttavia che l’importo in cassa sia salutare: $5 miliardi, destinati però a scendere quando il capex tornerà impegnativo.

A nuovi impianti, nuovi modelli, nuove tecnologie del prossimo futuro però non parteciperà più direttamente JB Straubel: nella conference call seguita alla pubblicazione dei dati è stato confermato che il quarantatreenne chief technology officer, esperto di batterie e uno dei quattro personaggi storici di Tesla oltre a Elon Musk ed ai due ex Martin Eberhard e Marc Tarpenning sarà sostituito da Drew Baglino e passerà al ruolo meno stressante di azionista-consulente.

Così della vecchia guardia resta il solo Musk e, in un momento in cui i grandi gruppi auto globali stanno sfoderando la loro “artiglieria elettrica”, il ruolo meno centrale di Straubel diventa un ulteriore motivo di preoccupazione per gli investitori Tesla.

L’ex-studente di Stanford non solo era considerato un guru delle batterie, ma soprattutto l’uomo che ha convinto i partner di allora che un’auto elettrica con grande potenziale di autonomia si poteva fare con la tecnologia degli ioni di litio allora disponibile, quando come noto Musk pensava ad auto con super-condensatori.

Se questa è stata una sorpresa assoluta, un altro argomento su cui si addensava invece da diverso tempo la curiosità degli analisti era l’eventualità di conferme oppure revisioni alla cifra totale di immatricolazioni 2019 fornita dalla società di Palo Alto. Si tratta di un range compreso tra 360.000 e 400.000 pezzi, sul quale però Tesla aveva sorvolato in occasione della comunicazione dei dati di consegne obbligatoria per le società quotate.

Malgrado la tendenza dei nuovi manager Tesla del settore Finanza a stare sul vago e pubblicare meno numeri precisi, Musk stavolta lo ha ribadito. Il che comporta per i due trimestri rimanenti combinati una quota di produzione da raggiungere di 200.000 veicoli. Mesi interessanti quelli che attendono Tesla quindi; del resto quando mai quello che riguarda la società californiana non lo è?

Un nuovo trimestre record per Tesla sostenuto dalla domanda globale per Model 3
I risultati delle consegne di Model 3, il più venduto dei modelli Tesla,  negli ultimi trimestri: dal 2018 a quello concluso a giugno 2019 (fonte dati: società)

Credito foto di apertura: AUTO21