L’opposizione alla legge LOM lascerà al buio sedici progetti francesi sulla guida autonoma?

Con la legge LOM attualmente in commissione il ministro francese dei Trasporti Elisabeth Borne insegue mobilità sostenibile ed innovativa, ma crescono le reazioni al suo progetto

In queste giornate il settore della guida autonoma ha recepito un paio di segnali molto promettenti. Contemporaneamente però si stanno addossando anche nubi che potrebbero complicare il futuro di una trama di progetti ad ampio raggio. Partiamo dalle notizie buone: in Svezia sono iniziati i primi collaudi su strade aperte al traffico per gli avveniristici mezzi commerciali senza guidatore di Enride.

Molto più vicino a noi, a Torino, una Lincoln dotata di sensori e SoC sviluppati da VisLab, la società emiliana controllata dalla californiana Ambarella, sul tetto del Lingotto ha effettuato una dimostrazione con la sindaca Chiara Appendino ed il ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Di fatto l’equivalente di un “taglio del nastro” per l’avvio della sperimentazione di guida autonoma in piena regola (per un’azienda che è peraltro la decana del settore) dopo il completamento del complesso iter burocratico collegato alla normativa Smart Road.

Queste promettenti notizie di una primavera della guida autonoma che fiorisce in Europa avrebbero potuto essere quantitativamente messe in ombra da alcune misure della legge LOM che in Francia dovrà confermare e finanziare la lista dei progetti, sedici, rivelati lo scorso 26 aprile dal ministro dei Trasporti Elisabeth Borne per effettuare in altrettante aree test in condizioni reali.

Questa pianificazione rientra nel quadro della legge LOM (Loi d’orientation des mobilités) che dal 2020 dovrebbe autorizzare la circolazione di navette autonome. Ma si tratta soltanto di uno dei molti settori toccati da questa legge, in commissione attualmente e che sarà discussa all’Assemblea Nazionale entro giugno.

La legge tratta alcuni dei temi che dovrebbero spingere i trasporti Oltralpe verso l’innovazione e la sostenibilità, tanto che venerdì scorso in commissione è stato votato un articolo che dovrebbe portare alla fine della vendita dei veicoli mossi da combustibili fossili entro il 2040.

Quando il 14 maggio scorso è partito l’iter in commissione, il ministro Borne aveva definito la legge LOM un pilastro della risposta istituzionale alle fratture che minano oggi l’Esagono. Sostenibilità e accessibilità della mobilità sono due fari di questa risposta.

Le pagine sulle quali sono impegnati i deputati transalpini contengono molti spunti che non perdono di vista l’interazione tra trasporti e ambiente. Un esempio è il forfait mobilité discusso con le parti sociali: fino a €400 defiscalizzati per i dipendenti che decidano di usare per i tragitti da pendolari due ruote o mobilità condivisa.

Senza dimenticare il sostegno a chi usa veicoli a zero emissioni, con la conferma degli incentivi. Il ministro ieri alla sessione plenaria dell’EVS32 di Lione ha anche spronato i gruppi auto ad accelerare la transizione verso modelli elettrici più accessibili e nell’economia circolare per le batterie.

Argomenti che piacciono agli ecologisti francesi, come molte misure della legge LOM. Ma non piacciono ai taxisti, ai gestori di scuola guida, e a una folta platea di altri scontenti, dai gilet gialli in su. Così ieri attorno a Parigi sono state inscenate alcune manifestazioni di protesta: l’idea dei promotori è di ritardarne o minarne l’approvazione.

Per i progetti pubblici, privati e misti dell’auto a guida autonoma, che sarebbero supportati da un budget di €200 milioni attraverso la legge LOM, questo sarebbe un ovvio ostacolo. Due esperti di trasporti del Boston Consulting Group, Joel Hazan e Pierre-François Marteau hanno scritto poche settimane fa in un loro intervento che le misure a sostegno dell’innovazione e della sostenibilità potrebbero essere l’ultima occasione per la Francia, e specialmente per Parigi, di creare un cosiddetto unicorno: una grande società innovativa protagonista a livello globale.

Per quanto riguarda nello specifico la guida autonoma la scelta francese non sembra andare verso il favorire la nascita di una Google o una Uber, ma piuttosto puntare a creare una rete di iniziative capillari. Anche andando oltre quelle aree, specialmente parigine, come Paris-Saclay, la Gare de Lyon, la Défense, nelle quali si sono già visti in azione shuttle autonomi su percorsi chiaramente circoscritti.

Società già note e meno note del settore come Twinswheel, Keolis, Transdev saranno presenti in progetti che aggiungeranno altri siti attivi alla mappa della guida autonoma. Alcuni dove la tecnologia è di casa come Sophia-Antipolis, altri rurali, per evitare di lasciare ai margini alcuni dei territori che più potrebbero beneficiare dei veicoli autonomi, quelli isolati e demograficamente spostati verso gli anziani.

Nel dipartimento dell’Indre ci sarà quindi una navetta da cinque posti che collegherà Châteauroux e Châtellerault, una scelta che rispecchia esperimenti simili in corso in Giappone, altra nazione dove il concorso di età e isolamento geografico potrebbe beneficiare dell’opportunità degli shuttle automatizzati.

Un altro interessante progetto francese legato ad aree rurali, in questo caso in Vandea, non include veicoli autonomi ma con mezzi elettrici e a gas naturale in car sharing, è quello triennale presentato recentemente ad EVER Monaco e coordinato da SyDEV insieme a Ile d’Yeu e La-Roche-sur-Yon.

In seno alla compagine governativa francese Anne-Marie Idrac è responsabile della strategia nazionale per lo sviluppo dei veicoli autonomi. L’ex-dirigente di società di trasporti, in recenti interviste ha segnalato di aspettarsi tempi lunghi per i traguardi di veicoli autonomi senza bisogno di alcuna supervisione e fuori da percorsi regolarmente pre-definiti.

E tuttavia la Francia autorizzerà a partire dal 2020 la circolazione di veicoli dotati di sistemi di assistenza alla guida di Livello SAE 3, che lasciano i comandi al computer pur mantenendo chi siede al volante corresponsabile della ripresa del controllo in qualsiasi momento con breve preavviso.

Ma dal 2022 sarà possibile circolare anche con sistemi autonomi di Livello SAE 4, nei quali il controllo sarà completamente nelle mani di sensori e computer su percorsi pre-definiti, ovviamente a cominciare da quelli autostradali, privi di pedoni ed attraversamenti a raso.

Ammesso che non accusi ritardi per l’opposizione di piazza o per risultati clamorosamente sfavorevoli all’attuale inquilino dell’Eliseo nelle prossime elezioni europee, l’approccio dell’esecutivo riguardo al futuro della guida autonoma non pare dispiacere ai costruttori auto francesi.

PSA e Renault hanno da tempo avviato sperimentazioni in accordo con istituzioni locali e regionali e con centri accademici e startup. Peraltro i due gruppi francesi non appaiono i più interessati a tagliare per primi il traguardo dei sistemi di assistenza alla guida


Credito foto di apertura: sito web Transdev