Cresce la confusione sullo standard delle auto connesse: il duello 5G/WiFi continua

L’Europa tra le critiche si orienta verso il WiFi per supportare rapidamente la connettività tra i veicoli, ma la Cina va già verso il 5G e Toyota congela il programma americano per installare WiFi

Si avvicina il momento di scegliere lo standard per connettere le auto del futuro e a metà aprile la Commissione Europea appare aver fatto un passo nella direzione che premia il WiFi, in attesa che il Consiglio Europeo prenda una decisione intergovernativa, un percorso che in alternativa alla conferma potrebbe,attraverso accordi tra più paesi, anche bloccare la prima risoluzione.

Il risultato è atteso per metà maggio, e l’approvazione confermerebbe che sia il WiFi la piattaforma necessaria per regolare il C-ITS (cooperative intelligent transport system) che riguarderà un giorno tutti i veicoli e gli elementi della mobilità, in particolare in quanto più praticabile a breve e a medio termine.

Tra le tante frizioni economiche, politiche e tecnologiche attuali, la frattura creatasi attorno alla comunicazione V2X, ovvero tra i veicoli e tutto quello che li circonda, dall’infrastruttura a pedoni e ciclisti (specialmente se portano in tasca cellulari o gadget) non è forse la più nota, ma è certo rilevante per gli effetti multi-settoriali.

Oggi lo schieramento è diviso tra sostenitori del WiFi (con dispositivi ed infrastruttura basata sullo standard IEEE 802.11p) e quelli della prossima rete cellulare 5G. Curiosamente finora i campi sembrano aver riunito da una parte i grandi gruppi auto e dall’altra i grandi gruppi della tecnologia.

Volkswagen, Toyota e Renault, marche che appartengono ai primi tre grandi gruppi globali per vendite, erano finora stati favorevoli al WiFi e appoggiati dal supporto di qualche marchio della tecnologia, per la verità un sostengo abbastanza sparuto tranne in qualche caso, come NXP.

Al consorzio 5GAA che supporta lo sviluppo della connettività via rete cellulare appartengono invece Ericsson, Nokia, Intel, Huawei e Qualcomm, accompagnate da case auto come BMW e Daimler. Anche i gruppi auto che hanno appoggiato fino ad oggi il WiFi sembrano convinti della superiorità del 5G, in prospettiva, ma si aspettano risultati migliori solo a lungo termine.

Alcuni, come Ford, hanno già iniziato a lavorare per schierare la prima versione nota come C-V2X su propri veicoli a partire dal 2021. Quasi a confermare le riserve dei sostenitori del WiFi, la casa americana metterà in campo il C-V2X sulle attuali reti 4G/LTE, come altri che stanno partendo con progetti-pilota. Le soluzioni messe a punto saranno poi fatte scalare sulle reti 5G.

In Europa a puntare i piedi contro la scelta della Commissione Europea che va nel senso opposto a questo dispiegamento di tecnologia sono in particolare BMW e Daimler: i loro vertici hanno sottolineato che la legislazione continentale, se approvata, si inserirebbe nel momento peggiore.

Nel senso che costringerebbe i gruppi auto a varare nuovi investimenti specifici per vendere veicoli connessi in Europa, in una fase nella quale gli investimenti sono già colossali nel settore dell’elettrificazione e della guida autonoma, con effetti già visibili sui bilanci e gli utili (vedi il recente caso Daimler).

Inoltre le spese di sviluppo di standard di connettività basati sul WiFi non sarebbero recuperabili globalmente. In Cina, ad esempio, il regolatore nazionale ha già dato il via ai progetti pilota che sono basati sulla tecnologia C-V2X, con un occhio anche al far prosperare le reti cellulari di nuova generazione, settore in cui la nazione asiatica ha coinvolti due colossi come Huawei e ZTE.

Il commissario europeo competente Violeta Bulc sta facendo una campagna a sostegno della rapida implementazione della soluzione WiFi, in particolare premendo sul tasto della sicurezza che trarrebbe benefici dall’inserimento della tecnologia nelle prossime auto.

Con la connettività tra veicoli anche dove non esiste visibilità la soglia di sicurezza migliorerebbe aiutando a raggiungere l’obiettivo di Bruxelles di dimezzare per il 2030 i 25.000 incidenti fatali che si verificano annualmente nel continente, in linea con la Vision Zero auspicata per il 2050.

Ma anche per gruppi auto molto attenti alla sicurezza, al momento paiono essere i fattori dei costi e la possibilità di usare una stessa tecnologia su scala globale quello che sta orientando le decisione dei vertici. Anche nel caso di marchi come Toyota che pure in passato erano stati più orientati a rinviare gli investimenti nella connettività 5G per i veicoli preferendo il WiFi.

Toyota nella primavera del 2018 aveva annunciato che avrebbe iniziato a partire dal 2021 l’installazione dei primi sistemi WiFi su veicoli venduti sul mercato americano, facendo ricorso alla soluzione DSRC (Dedicated Short-range Communications) per la quale le autorità federali americane hanno da tempo riservato la banda da 5,9 GHz nello spettro.

Ma la scorsa settimana Toyota ha dichiarato alle autorità delle telecomunicazioni che ha ora intenzione di riesaminare questo progetto, per lo scarso supporto sia delle autorità che di altri gruppi auto.

Se in passato le agenzie federali avevano come quelle europee spinto per rendere uno standard il DSRC per la connettività dei veicoli, con l’amministrazione Trump non è più così. Inoltre soltanto General Motors è partita concretamente con installazioni più che virtuali di questa tecnologia. Se poche case aderiscono a una tecnologia la quota di veicoli in grado di comunicare tra loro sarà limitata.

Toyota si dichiara ancora convinta che il WiFi sia la soluzione più rapidamente praticabile per mettere in connessione i veicoli, ma di fatto col congelamento dei programmi sui sistemi DSRC nel panorama americano aumenta l’incertezza sul destino delle auto connesse. In Europa la situazione è diventata altrettanto incerta e solo la Cina pare procedere con una scelta netta e precisa, con l’eventualità che partire per prima la collochi nel settore come capofila come è stato nel mercato delle auto elettriche.


Credito foto di apertura: ufficio stampa MAN