La presentazione Model Y apre il sipario sulla prima Tesla davvero globale

Le prime Model Y, disponibili dal 2020 in America, saranno le Long Range a partire da $47.000; la Standard Range da $39.000 uscirà invece nel 2021 e ancora più in là in Italia ed Europa

Sarà in vendita a fine autunno 2020 negli Stati Uniti, ma sono già partiti i primi pre-ordini ed i relativi depositi di $2.500 nella notte italiana mentre ad Hawthorne presso il centro stile Tesla si svolgeva la presentazione Model Y, la vettura con la quale la casa californiana affronta il mercato più competitivo del globo: quello dei SUV di medie dimensioni.

La Model Y sarà un SUV da guidare come una sportiva, ha promesso Elon Musk ai suoi ospiti e VIP, grazie al baricentro basso ed al coefficiente aerodinamico 0,23 che questo modello si porterà in dote sulle strade ed autostrade. Sempre che nel frattempo la clientela non preferisca in maggioranza le prossime versioni di Autopilot che guideranno la maggior parte del tempo, come sostengono da tempo i vertici Tesla.

Il piano di uscite delle versioni Model Y proposte suonerà familiare alla clientela Tesla ed ai suoi fan: si partirà con le consegne della Long Range, modello con 300 miglia di autonomia (ricordiamo che s’intende autonomia con lo standard EPA, più realistico dell’europeo WLTP) e al prezzo iniziale di $47.000.

In alternativa ci saranno una versione Long Range Dual Motor a trazione integrale che perderà 20 miglia di autonomia e costerà $ 51.000 e la Performance, più costosa col cartellino di $60.000 ma che avrà caratteristiche di vero divertimento per adulti: come l’accelerazione 0-60 miglia orarie in appena 3,5 secondi.

5,5 secondi invece saranno il numero scritto sulla scheda tecnica della Standard Range che, proprio come avvenuto nel caso della sorella minore Model 3 seguirà di qualche mese le prime nate. Avrà 230 miglia di autonomia e sarà venduta a $39.000, con consegne in America dalla primavera 2020. In Europa bene che vada le prime arriveranno nel 2021.

Elon Musk durante la presentazione Model Y ha sostenuto di attendersi che la nuova vettura farà meglio nelle vendite di Model 3, Model S e Model Y messe insieme. Musk non ha certo torto dal punto di vista del realismo sul gradimento globale del concetto di SUV medio: resta però un punto di domanda sul dove abbia intenzione Tesla di costruirle, tutte queste Model Y.

L’ultimo aggiornamento del Model 3 tracker, un registro pubblico online creato dall’agenzia Bloomberg basato sui numeri di matricola delle Tesla più vendute, suggerisce che attualmente la produzione media nella fabbrica di Fremont si aggiri su 6.000 Model 3 a settimana.

Tesla per la Model Y si ingegnerà senza dubbio con le possibili economie di scala, un tema che nel settore delle auto elettriche medie e compatte sta inducendo le rivali BMW e Daimler a studiare piattaforme comuni, dopo gli accordi sui servizi di mobilità e guida autonoma.

La Model Y, al contrario di quanto era avvenuto nell’affiancamento di Model Y a Model S, avrà in comune con Model 3 il 75% dei componenti, il che può comportare certe economie di scala ma non altrettanto certa semplificazione della catena produttiva, visti i precedenti della complessa messa a punto della linea di Fremont.

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Posizionato nella categoria e “taglia” dei BMW X3 e Mercedes-Benz GLC, Model Y è un SUV medio a 5 posti, con la possibilità di salire a 7 con un’opzione che costa $3.000 (credito foto: press kit Tesla)

Model 3 molto più delle due vetture che l’hanno preceduta è diventata un fenomeno di successo globale, ma è forse stata il picco di un exploit americano, o più esattamente californiano. Model Y sarà invece la prima vettura che porta Tesla in una dimensione globale di manifattura dell’auto, qualcosa che è familiare a gruppi come Volkswagen, Toyota o Ford, molto meno per ora lo è per Tesla, che pure da sempre ha fornitori anche fondamentali giapponesi e tedeschi.

Sembra sicuro che le versioni destinate al mercato cinese saranno prodotte a Shanghai, ma con la battaglia sui dazi in corso non sembra ipotizzabile che la Cina produca anche per il mercato americano. L’alternativa potrebbe essere la Gigafactory del Nevada dove si producono le batterie in joint-venture con Panasonic, ma quello stesso impianto è lontano dall’essere completato.

In attesa di sapere dove saranno prodotte le Model Y che ordineranno, i clienti non dovranno affidarsi solo a internet e a video per scoprire la vettura e le sue qualità: Musk ha infatti deciso di fare una parziale marcia indietro sulla drastica decisione di chiudere tutti i saloni di proprietà, presa solo qualche giorno prima con l’obiettivo di tagliare i costi. Almeno nelle grandi metropoli trovare una sede nella quale vedere e toccare con mano il nuovo crossover elettrico non dovrebbe essere difficile nei prossimi mesi.


Credito foto di apertura: press kit Tesla