Accordo europeo sulla riduzione delle emissioni dei veicoli commerciali: taglio del 30% entro 2030

Si comincia dall’obiettivo intermedio della riduzione della CO2 del 15% entro il 2025; i gruppi che producono veicoli commerciali e metteranno in gamma camion elettrici avranno super-crediti

È stato definito nei giorni scorsi il quadro regolatorio che attende i produttori di veicoli commerciali nei prossimi anni per quanto riguarda le emissioni clima-alteranti. Chi costruisce camion ora sa che le emissioni di CO2 dovranno scendere del 30% entro il 2030 e che i modelli nel 2025 come traguardo intermedio dovranno già adeguarsi ad una riduzione del 15%, se non vorranno incorrere in sanzioni.

Le nuove norme sui camion leggeri e pesanti (gli autobus hanno norme proprie) sono il primo tentativo della legislazione dell’Unione Europea di seguire i passi di altri paesi che le hanno già stabilite, come Giappone e Stati Uniti, focalizzandosi sui dati delle emissioni invece che, come in precedenza, sugli standard di efficienza dei consumi di carburante.

Una volta passata l’approvazione finale del Parlamento europeo e del Consiglio e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione l’obiettivo 2030 di riduzione delle emissioni dei veicoli commerciali sarà vincolante.

Nel 2022 il regolamento potrà essere oggetto di revisione, ben difficilmente al ribasso. I parlamentari di Bruxelles volevano inizialmente obiettivi ancora più stringenti, analogamente a quanto avvenuto nelle trattative per stabilire i limiti di emissioni per le auto passeggeri, con un 20% ed un 35% come obiettivi iniziali e poi ridimensionati.

Nel corso della stesura delle norme non è stato facile superare il capitolo delle quote di vendita di veicoli elettrici, di cui in particolare i paesi centro ed est-europei non volevano sentir parlare. Per far passare un supporto alla vendita di modelli elettrici (e fra non molto anche fuel cell) sono stati infine introdotti, come nel caso della normativa sulle flotte passeggeri, super-crediti che permetteranno ai gruppi che avranno almeno un 2% di modelli a zero emissioni nella gamma di affrontare obiettivi meno restrittivi sulla CO2.

Sebbene non si possa dire che le associazioni dei costruttori abbiano festeggiato la nuova disciplina del settore sul versante delle emissioni, recentemente le critiche maggiori più che all’ingresso di obiettivi sulla CO2 si rivolgono soprattutto alle carenze dell’infrastruttura di ricarica, quasi a voler evitare un terreno che per essi è diventato “scivoloso”.

In passato i gruppi della manifattura dei veicoli commerciali sono stati già multati per aver dato vita a meccanismi di cartello, e la completa conformità ai vigenti limiti di emissioni è ancora un obiettivo più che una certezza. Solo poche settimane fa un gruppo come Volvo Trucks, che non è certo il più recalcitrante quanto a sostenibilità, ha dovuto accantonare circa $800 milioni per il rischio di affrontare costi futuri legati alle emissioni di NOx, e nessuno appare assolutamente indenne da possibili grattacapi.

La ONG europea Transport & Environment ha salutato con favore il varo delle normative, ma ha colto l’occasione per iniziare a sottolineare come nel 2022 debbano diventare più ambiziose se si vorrà arrivare in tempo al traguardo con gli obiettivi dell’accordo di Parigi sui mutamenti climatici.

Ancora più energico l’intervento di Climate Action Network France: per il gruppo ambientalista le norme, pur evitando ai veicoli commerciali di emettere impunemente sostanze clima-alteranti, sono insufficienti perché per arrivare a disegnare una traiettoria in linea con il raggiungimento di effetti positivi sull’ambiente entro il 2030 avrebbe dovuto tagliare le emissioni del 50%.


credito foto di apertura: ufficio stampa MAN