Le cose vanno bene ma i rapporti tra Tesla e Panasonic si raffreddano: perché?

I conti più recenti dicono che Tesla si è messa alle spalle i due primi trimestri consecutivi in utile della sua storia e che Panasonic, finora il fornitore esclusivo di celle cilindriche delle batterie Tesla, ha avuto proprio in questo settore uno dei suoi migliori risultati del suo ultimo bilancio, sul quale ha pesato un profit warning dovuto soprattutto al settore dell’elettronica di consumo dai bassi margini.

Se questa è la premessa verrebbe da pensare che lo stretto rapporto attuale (che vede le due società condividere le sedi del Nevada e di Buffalo attive rispettivamente nelle batterie e nell’energia solare) sia destinato a rafforzarsi. Invece le notizie suggeriscono proprio il contrario: la loro collaborazione nelle batterie segnala crepe e scricchiolii.

Lunedì Tesla ha annunciato l’acquisto di Maxwell Technologies Inc. in una transazione che è stata condotta e conclusa interamente attraverso scambi di azioni. Maxwell sviluppa e commercializza ultracapacitori, apparecchi che servono allo stoccaggio di energia. Inoltre sta sviluppando soluzioni per far progredire le performance degli elettrodi grazie a processi di produzione che fanno a meno dei solventi.

L’acquisizione di Maxwell appare un primo segnale che, per capire cosa ci sia dietro l’angolo per la collaborazione tra Tesla e Panasonic, occorra chiedersi anzitutto quali siano i settori che le società hanno in mente di potenziare in futuro e in quali regioni del globo.

La tecnologia che sta perfezionando Maxwell, molto promettente ma che in un immancabile tweet lo stesso Elon Musk ha segnalato dovrà riuscire a mettere più densità di energia nei suoi dispositivi per rivelarsi un successo, lascia ritenere che il suo potenziale potrebbe essere valido per lo stoccaggio destinato a ricariche ultrarapide.

Un settore che man mano le auto e i SUV elettrici si allontaneranno dalle metropoli sarà in crescita sempre più vigorosa. Parlando di reti di ricarica veloce, qui Tesla ha appena ottenuto la soddisfazione anche morale di essere scelta da Electrify America, una controllata della rivale Volkswagen, per la fornitura delle batterie di stoccaggio nei suoi siti.

Che ci sia una domanda sempre crescente di impianti di stoccaggio per l’energia ce lo conferma anche il fatto che l’accordo Tesla/Electrify America segue di solo un paio di settimane l’investimento della società petrolifera Chevron in Natron Energy, startup californiana che sta realizzando batterie a basso costo basate agli ioni di sodio particolarmente adatte a grandi impianti di ricarica e postazioni di ricarica veloce.

Dall’altro lato dalla Maxwell e dalle sue ricerche sugli elettrodi Tesla sembra attendersi anche che possa proporre alternative alle celle cilindriche Panasonic per la prossima generazione di batterie.

Nel frattempo per Tesla un fattore di crescita, accanto allo sviluppo del settore dello stoccaggio, si sta delineando nel maggior mercato globale in alternativa al nocciolo duro americano, con l’apertura della terza Gigafactory a Shanghai. Sebbene nessun contratto sia stato ufficializzato è ritenuto inevitabile che solo una parte delle Model 3 e future Model Y avranno celle Panasonic, rivolgendosi anzitutto a partner locali.

Alla svolta Tesla che sia nel settore dello stoccaggio sia nel mercato cinese sembra voler o dover fare a meno di Panasonic, il grande gruppo giapponese ha risposto da tempo con il rafforzamento dei rapporti con partner di lunga o lunghissima data: anzitutto un accordo con Toyota per la fornitura di celle prismatiche e il potenziamento della collaborazione con la controparte Honda. Per entrambi gli accordi la destinazione primaria della produzione sembra per il momento dover essere l’Asia e in particolare la Cina, primo mercato dell’auto elettrica e dei suoi componenti.

Il settore della fornitura di celle agli ioni di litio si allarga a macchia d’olio, con 70 Gigafactory già annunciate negli ultimi mesi per una fornitura globale nella prossima decade dalla capacità dichiarata di oltre 1,5 TWh (o 1.500 GWh se preferite).

Per Panasonic il partenariato con Tesla sull’auto elettrica si rivela non una fase di massimo splendore ma un inizio di una espansione nell’automotive che non solo è una ottima alternativa alle difficoltà dell’elettronica di consumo, ma offre anche le opportunità di aree di attività business to business finora inesplorate.

Una è quella dei sistemi di bordo per i robotaxi: con i suoi concept presentati un mese fa al CES di Las Vegas, Panasonic ha iniziato ad offrire interni ed interfacce per quelli che saranno i veicoli da trasporto pubblico senza pilota del futuro, suggerendo alternativa per interni di veicoli che i maggiori gruppi dell’auto, dall’e-Palette Toyota al Sedric Volkswagen hanno già iniziato ad immaginare. Per ora non ne abbiamo visto alcuno che abbia come base una Tesla…


Credito foto di apertura: ufficio stampa Panasonic Corp.