La seconda vita delle batterie al litio delle auto elettriche è realtà in Delaware

Dal 29 gennaio pacchi batterie dismessi da BMW elettriche contribuiscono a stabilizzare la rete del nordest americano, grazie alla stessa piattaforma software Nuvve alla prova nel V2G sulle Leaf

Collegare batterie agli ioni di litio usate nelle auto elettriche per iniziare un programma di second life è uno sviluppo molto promettente che in molti credono sia un progetto per il futuro. In effetti è una realtà, almeno nel piccolo stato americano del Delaware, dove Nuvve ha iniziato nell’autunno del 2017 a inserire batterie che avevano spinto BMW elettriche in un impianto di stoccaggio.

Grazie alla piattaforma software GIVe sviluppata da Nuvve, uno spinoff universitario nato a cavallo tra Europa e Stati Uniti, invece di essere avviate subito verso il riciclo la vita delle celle si allunga per ospitare e cedere energia nella rete gestita da PJM, che di reti elettriche è il più grande operatore americano, dal sito di cui Nuvve dispone presso l’università del Delaware.

A partire da mercoledì scorso le batterie ex-BMW dell’impianto di Nuvve partecipano al mercato di regolazione della frequenza gestito da PJM con la capacità iniziale di 200kW, una dimostrazione del potenziale di un mercato come quello second life, mercato che alcune analisi prevedono possa valere $4,2 miliardi nel 2025, in servizi generati per le reti.

L’aspetto forse più interessante è che la partecipazione ai mercati dell’energia avviene con la mediazione della stessa piattaforma software GIVe, che è abbastanza versatile e flessibile da gestire tipi di fonti apparentemente diverse come impianti di accumulo e pacchi batterie di auto elettriche in servizio.

Ci riferiamo in questo caso evidentemente  alla tecnologia V2G (vehicle-to-grid) che prevede che veicoli nelle loro fasi di parcheggio possano immettere energia richiesta nella rete oltre che, come già prevedono le soluzioni smart, ricaricarsi preferibilmente nelle fasi di picco di generazione.

In Danimarca Nuvve ha partecipato alla recente conclusione del Parker Project, un programma di test che si è rivelato utile per confermare la percorribilità della soluzione V2G nei modelli predisposti: attualmente quelli con connettori CHAdeMO come ad esempio Renault Zoe, Nissan Leaf e Mitsubishi Outlander PHEV.

Di fatto questi sono stati già in grado di contribuire alla stabilità della rete, perché un’auto come la Leaf, elettrica più venduta nel paese scandinavo, già ora è in grado di connettersi in modo bi-direzionale alla rete e interagire con essa secondo le istanze della piattaforma software che regola l’interazione.


Credito foto di apertura: sito web Nuvve Corp.