Dalle mappe e dati sul traffico alla mobilità sociale per Here il passo è breve

Al CES 2019 una divisione di Here Technologies lancia l’app SoMo: mobilità collaborativa e trasparente per non ripetere gli errori del ride hailing che hanno fatto male alle città

Here Technologies, nata nel 2015 dall’acquisizione della vecchia società che si occupava di mappe internamente a Nokia, anche per la sua natura di azienda partecipata da più partner (i marchi premium dell’auto anzitutto che per averla hanno sborsato circa €2,8 miliardi), si è sempre mossa all’insegna dello sviluppo collaborativo quando si trattava di sviluppare i suoi asset: anzitutto mappe e trattamento di dati sul traffico.

Questa familiarità all’approccio collaborativo traspare dall’annuncio che la società olandese ha appena reso pubblico al CES di Las Vegas. La sua divisione dal trasparente nome Here Mobility lancia infatti una nuova app di mobilità: SoMo (come in Social Mobility).

Fin dal nome, emerge come già nei settori delle mappe e dei dati, l’intenzione di essere un hub, una piattaforma neutrale. Il settore è quello in cui ci sono già rivali come Uber, Lyft e in Cina Didi. Ma in questo stesso settore Here Mobility si propone come un partner molto meno ingombrante per chi debba stare tra la piattaforma e il cliente finale.

Così nell’obiettivo finale di tutte le iniziative della mobilità, che è di portare il cliente dove vuole arrivare, SoMo sembra avere il vantaggio di non voler interfacciarsi con atteggiamento da “bullo” verso trasporto pubblico locale, verso società dello sharing o magari chi sviluppa robotaxi. E al momento del lancio Liad Itzhak ha potuto annunciare che sono già circa cinquecento i partner terzi grazie ai quali la sua società può proporre la sua offerta mobility-as-a-service.

La differenza fra una app come quella già nota di Uber e SoMo è che quest’ultima si è messa in testa anche di mettere a frutto il lato social a cui l’uso degli smartphone si presta, aiutando anche a gestire eventi collettivi. Che potrebbero spaziare da una festa di compleanno o una partita di pallavolo dei figli fino a, diciamo, un concerto rock, il tutto spingendo sull’uso condiviso dei veicoli.

Questo forse spiega perché Itzhak abbia sentito il bisogno di dichiarare al Financial Times che l’idea dell’app SoMo sarà anche, sia per la sua neutralità di fondo sia per il background legato alle mappe ed alla gestione del traffico, rimettere in primo piano l’obiettivo primordiale della mobilità condivisa di ridurre i veicoli di proprietà ed il traffico, massimizzando l’efficienza.

Uno studio pubblicato dal consulente americano Bruce Schaller ha indicato nel successo del ride hailing un fattore di aumento del traffico in numerose città americane. A San Francisco e  a Manhattan ad esempio rispettivamente sono cresciute le ore in cui si verificano ritardi nel traffico e la velocità della circolazione è rallentata di oltre il 21% tra 2010 e 2016.

In un articolo su Citylab pubblicato ieri, Schaller sottolinea che di fatto gli americani stanno davvero rinunciando all’auto solo in città come Seattle nelle quali i numeri del trasporto pubblico locale sono in crescita, mentre altrove non è così.

Finora l’app SoMo, che punta a dare una sterzata in senso opposto, è utilizzabile in quindici città tra le quali in Europa Londra, Barcellona, Atene e in America Los Angeles e Las Vegas, aggiungendo una decina di città ogni mese. Non è ancora disponibile in italiano, e la prima città italiana in cui sarà disponibile è ancora da scoprire.


Credito foto di apertura: ufficio stampa HERE