Quei piccoli paradisi in cui le auto elettriche a zero emissioni stanno già viaggiando

Le sorprese della periferia povera d’Europa (e del globo): tra i più virtuosi nel puntare sulle rinnovabili, man mano crescono le loro quote di veicoli elettrici i critici perdono alibi

Un promemoria di fine anno: la prossima volta che sentirete dire che nemmeno le auto elettriche a zero emissioni riescono davvero ad arrivare a zero, perché l’energia che hanno nelle batterie può essere stata generata da centrali a combustibile fossile, ricordatevi che nel 2018 è stato dimostrato il contrario.

Certo, tutti sanno ormai che in Norvegia, il paese primo della classe per quanto riguarda la mobilità elettrica, la quota di auto elettriche è salita da tempo oltre il 50%. E anche che il 98% dell’energia nella loro rete elettrica proviene da fonti rinnovabili, soprattutto dall’idroelettrico e negli ultimi anni sempre più spesso da pale eoliche.

Ma è facile essere virtuosi se si è ricchi e si hanno royalties del petrolio da reinvestire. Più difficile sostenere che la mobilità elettrica e sostenibile sia percorribile se si è, magari, un’area negletta della periferia d’Europa. O magari uno dei paesi emergenti dell’America Latina.

E invece quello che tra poche ore finirà è stato l’anno in cui in certi periodi, in Scozia e in Portogallo, le auto elettriche si muovevano consumando solo energia rinnovabile. La Scozia è uno dei paesi che più si sono spesi nella transizione verso la sostenibilità, sotto la guida del primo ministro Nicola Foulston.

E sta vedendo lusinghiere conferme nel proprio impegno di arrivare all’obiettivo di ottenere nel 2020 il 100% della sua elettricità da fonti rinnovabili. Nel 2017 la produzione è già arrivata al 70% sul totale di 24.826 GWh, con l’energica eolica responsabile di circa due terzi di quella quota.

In dieci anni la quota di produzione dell’energia eolica è triplicata. In Scozia occorre ormai solo uno sforzo conclusivo e finale per arrivare a garantire stabilmente ai suoi cittadini di acquistare e di viaggiare su auto elettriche a zero emissioni, senza se e senza ma.

A inizio novembre, il WWF scozzese è stato in grado di diffondere una nota in cui sottolineava come la produzione eolica per ben 16 giorni ad ottobre avesse superato la domanda di elettricità. Nella giornata record (il 23) alla generazione di 105.900,94 MWh faceva fronte una domanda di 45.274,5 MWh, dati che ricordano anche a cosa serviranno gli impianti di accumulo, basati magari sulle batterie usate delle auto elettriche.

La Scozia peraltro non è un mercato dell’auto smisurato in assoluto, con circa 200.000 auto immatricolate nel 2017: le auto elettriche che possono beneficiare di questo flusso di energia sempre più pulita non sono quindi ancora molte, equivalenti al 6% di tutte quelle in circolazione nel Regno Unito.

Se il parco circolante ha superato le 2.000 unità solo nel 2015, lo scorso anno si sono vendute più auto elettriche in Scozia (2.526) che in Italia, che non ha valicato l’asticella delle 2.000. Agli scozzesi l’economicità dei viaggi silenziosi sembra piacere: nel 2017 la crescita delle vendite del 67% era più vivace rispetto a quella inglese (+24%). Nel 2018 pare continuare ad avere gradimento, e ogni auto con la presa in quelle lande sarà anche presto una opportunità di ricarica smart, se continua il trend di successo delle rinnovabili.

Una situazione non troppo diversa da quella scozzese si ripete a latitudini meno fredde: in Portogallo, che come la Scozia rappresenta per l’auto un mercato che è circa 1/9 di quello italiano. Ma se in Italia le cifre più recenti dicono che le auto elettriche hanno una quota dello 0,3%, gli ultimi dati disponibili sul paese che si affaccia sull’Atlantico dicono invece che là nei primi nove mesi la quota era del 3%, rispetto al 2% sfiorato a fine 2017.

In Portogallo, malgrado l’offerta di modelli elettrici si limiti ai più diffusi, la quota sul nuovo ha raggiunto addirittura il 5,4% a settembre. Il modello più venduto, Nissan Leaf, ha trovato 254 clienti contro i 170 dello stesso mese in Italia. Dopo i primi nove mesi del 2018 le auto elettriche vendute in Portogallo sono state circa 2.800 contro le circa 3.500 dell’Italia.

Nel mese di marzo 2018 per la prima volta attraverso le rinnovabili è stata prodotta entro i confini più energia di quella necessaria, con l’idroelettrico che ha contribuito per il 55% e l’eolico per il 42%. Le autorità lusitane hanno collocato nel 2040 il traguardo oltre il quale solo le rinnovabili copriranno stabilmente ed efficacemente tutto il consumo di energia.

Un traguardo che sembra ambizioso, specie in una nazione della Periferia d’Europa che è stato maltrattato dalla Grande Recessione. Ma in realtà quando ci sono in ballo i temi dell’energia verde e delle auto elettriche si tende a prendere sul serio solo Cina, California o magari Scandinavia. E invece ci sono altre aree del pianeta che sono fonti di sorprese.

Pochi giorni fa sul New York Times Lisa Viscidi e Guy Edwards hanno scritto riguardo all’America Latina: “La regione ha l’elettricità dall’impronta più pulita al mondo. Nel 2016, oltre il 50% dell’energia era generato da fonti rinnovabili, più del doppio della quota media nei paesi OCSE. L’84% di questa energia rinnovabile era idroelettrica, ma alcune nazioni stanno anche cominciando ad attingere a un gigantesco potenziale solare ed eolico”.

L’America Latina è il continente in cui più si concentra nelle aree urbane la popolazione: l’80%. E in quell’area è il settore dei trasporti quello al vertice della graduatoria delle emissioni, sia clima-alteranti che inquinanti. Inutile dire che con queste due premesse le istituzioni dell’area hanno buoni motivi per incentivare il passaggio alla mobilità elettrica.

Proprio un settore in cui l’America Latina è stata il fanalino di coda a livello globale, finora. In quest’area a scoraggiare la transizione verso la mobilità sostenibile pesano particolarmente i fattori dell’infrastruttura di ricarica e dei costi maggiorati rispetto ai veicoli convenzionali. Ma anche qui qualcosa si muove, e in qualche caso è apparsa una accelerazione vera e propria.

Considerati gli alti costi iniziali dei veicoli elettrici, forse non desta meraviglia che il primo settore in cui l’America Latina si sta trasformando in protagonista sia quello del trasporto pubblico locale. Da quest’anno il paese leader nelle quote di autobus elettrici dopo l’irraggiungibile Cina è infatti il Cile.

Dal 2016 è stato condotto da ENEL e dal fabbricante cinese BYD un progetto-pilota con due autobus elettrici che ha avuto tanto successo nel verificare costi ed efficienza che quest’autunno Santiago è stata dotata di una flotta di 100 autobus a zero emissioni, contribuendo a mettere il paese andino sulla strada che deve portarlo entro il 2050 a bandire i veicoli convenzionali.

Sono già numerose le nazioni dell’America Latina che stanno valutando o hanno approvato i primi provvedimenti anche per i veicoli leggeri. Nella maggior parte dei casi si tratta di incentivi destinati ai veicoli ad alto utilizzo, come taxi o noleggi con conducente o bus privati, ai quali sono o saranno ridotti dazi, imposte o concesse agevolazioni sull’elettricità consumata.

Verrebbe anzi da ipotizzare che l’America Latina possa essere oltre che per gli autobus elettrici cinesi anche il primo mercato d’esportazione per le auto elettriche. In Occidente si vocifera periodicamente su modelli cinesi in arrivo in Europa o negli U.S.A.. Ma le maggiori case auto cinesi come Great Wall Motor, GAC Motors, Geely, Chery. JAC Motor già ora sono presenti in Cile, Perù, Colombia coi loro modelli convenzionali a basso prezzo.

Iniziando la produzione di vere auto elettriche a basso costo (come ha appena dimostrato Great Wall Motor che col nuovo marchio ORA vende la citycar R1 a meno di $16.000) i cinesi saranno in grado di equipaggiare non solo bus e taxi, ma anche il settore del mercato dei veicoli privati. Tra i gruppi storici finora solo l’Alleanza franco-giapponese e, di recente, Volkswagen, sembrano aver preso sul serio l’opportunità di vendere modelli elettrici davvero economici.

Se le utility dell’America Latina e le autorità di alcune metropoli all’avanguardia nel trasporto (tra le più attive ricordiamo Bogotá e Curitiba) decideranno di supportare l’infrastruttura di ricarica, la ricetta che sta funzionando in Scozia e Portogallo può dimostrarsi efficace anche su larga scala: perfino in aree dove le risorse economiche sono ancora molto difficili da trovare. Buon 2019.


Credito foto di apertura: ufficio stampa RWE