Chi avrà più da perdere se il servizio di car sharing elettrico Sharengo chiude?

Le città che perderebbero offerta di mobilità elettrica sono Milano, Roma, Firenze e Modena, ma è Livorno a rischiare doppio: due progetti industriali basati presso il suo Interporto

La legge di stabilità, oggi tornata alla Camera per l’approvazione finale, si sta lasciando alle spalle danni collaterali che hanno tutte le evidenze di non essere stati calcolati da chi l’ha redatta. Se consideriamo gli incentivi ai veicoli elettrici, uno in particolare rischia di peggiorare l’offerta di veicoli in condivisione. E non solo quello.

Il meccanismo del bonus infatti non ha previsto incentivi per tricicli e quadricicli elettrici pesanti: settore che in Italia da diversi anni vede numerose imprese, piccole e grandi, assicurare una discreta offerta di modelli. Dagli incentivi è esclusa anche la categoria dei quadricicli “L7e” che comprende i veicoli utilizzati dalla compagnia di car sharing al 100% elettrico Sharengo.

Emiliano Niccolai, amministratore delegato di CS Group (capogruppo con sede a Livorno della società che gestisce le caratteristiche citycar gialle) ha reagito sottolineando la discriminazione verso il settore e, a chi ha raccolto per primo le reazioni come la cronaca del Corriere della Sera ed il gruppo consiliare dei Verdi di Milano, non ha nascosto di vedere un futuro solo a breve termine per Sharengo in Italia.

Il ministero dei Trasporti ha replicato che l’omissione di tricicli e quadricicli elettrici è dovuta alle risorse scarse disponibili, ma il sottosegretario cinque stelle Michele Dell’Orco, che pure ha cercato di dare rassicurazioni su un ulteriore provvedimento riguardante la mobilità condivisa, non ha potuto per ora indicare tempi e fonti delle risorse per questa tappa futura.

Sharengo, come abbiamo verificato ieri con l’assessorato competente di Firenze e la Regione Toscana, non ha già inviato immediati preavvisi di uscita dal settore in Italia. Segnala però che a fronte del nuovo squilibrio nel settore del car sharing, si troverebbe costretta a spostarsi in paesi dove gli attori del mercato giocano ad armi pari, lasciando Milano, Roma, Firenze e Modena e relative platee con meno scelta.

Forse vi sarete domandati perché Sharengo non possa eventualmente rimediare all’esclusione dei quadricicli dagli incentivi mettendo nella flotta auto elettriche. Come stanno facendo Car2Go (che ha in servizio in alcune aree Smart elettriche) o come Free2Move (che già prevede di usare in numerose città europee iOn o C-Zero). Tre modelli al 100% elettrici che tra l’altro rientreranno in quelli ammessi al bonus.

Il fatto è che proprio come le due società che abbiamo preso ad esempio, e che fanno capo rispettivamente a Daimler e a PSA, anche quella diretta da Niccolai ha un modello di business in cui il servizio è integrato in modo stretto con il prodotto. Che la scelta della citycar gialla sia caduta sulla ZD2 non è infatti un caso.

Le sue origini risalgono ad un precedente progetto italiano di Alfredo Bacci ed Ettore Chimenti poi diventato realtà in Cina, grazie alla Xin Da Yang. Niccolai e Bacci hanno trovato proprio nell’azienda cinese il partner (e azionista di CS Group) ideale per lanciare il progetto del car sharing elettrico. Con l’intenzione di non limitarsi al solo acquisto della flotta.

CS Group ha da tempo annunciato l’intenzione di dare vita presso l’Interporto di Livorno ad un progetto per assemblare le ZD2 provenienti dalla Cina, una attività per la quale erano stati ventilati fino a 300 dipendenti e che ha visto finora coinvolte le istituzioni della città labronica e Invest in Tuscany, veicolo a cui la Regione Toscana affida la promozione degli investimenti nei suoi confini.

Se alla fine scopriremo davvero che Sharengo chiude, l’Interporto di Livorno non ci rimetterà solo questo progetto: ne perderà in effetti due. Ancora Sharengo, insieme a Green Energy Storage e a Materials Mates Italia, ha fondato il consorzio Nuova Energia Mobile (N.E.Mo) che doveva occuparsi della second life e del riciclo delle batterie delle circa, per ora, 2.000 citycar gialle, al momento in cui la loro diminuita efficienza le renderà inadatte a spingere i veicoli.

Sharengo/CS Group hanno allo studio anche altre iniziative che potrebbero ora essere messe in dubbio, come lo sviluppare una piattaforma europea gestita dall’Italia nell’ambito della mobilità elettrica e condivisa. Peraltro gli impatti più diretti nel caso di uscita dal mercato sarebbero sulle quattro città in cui il car sharing opera attualmente e su Livorno.

Peraltro se i circa 180.000 iscritti nelle rispettive città potrebbero trovare alternative a quattro o due ruote, non così facile sarebbe proporre alternative nel caso di progetti industriali per la città portuale. Così quelle misure in cui hanno messo mano Dell’Orco e il suo collega onorevole Davide Crippa rischiano di tramutarsi anche in un inaspettato fuoco amico in un’area e in un momento in cui l’attuale sindaco Filippo Nogarin pare vicino a proporsi per un secondo mandato.


Credito foto di apertura: AUTO21