Dal Sole fino a Marte, Tesla sempre in rosso

Sulla soglia dell’esplosione della produzione migliorano i ricavi della società di Elon Musk, ma il cash-flow è pessimo

Tesla, con pochissime eccezioni come il terzo trimestre 2016, è nota per presentare conti in rosso e a volte anche in modo esagerato. Quelli presentati ieri dalla società di Elon Musk erano interessanti perché si tratta dei primi risultati comunicati dopo il salvataggio della società dell’energia solare SolarCity Corp, perfezionato a novembere 2016. Non è cambiato molto.

I ricavi annunciati da Tesla sono saliti a $7 miliardi, un bel salto dai $4,05 miliardi dell’anno precedente. Gli analisti di Wall Street sondati dall’agenzia Bloomberg si attendevano $6,85 quindi da questo versante si è andati oltre le aspettative. Nell’ultimo trimestre i ricavi sono stati di $2,28 miliardi contro i $2,19 attesi. Questi i conti che il capo della finanza uscente Jason Wheeler consegna all’erede Deepak Ahuja, che in realtà ritorna all’incarico che aveva fino a quindici mesi fa.

E le perdite? Il trimestre si è chiuso con $121,3 milioni in rosso. Una costante per la società di Palo Alto: si tratta di $69 centesimi di perdita per azione contro i $43 previsti dagli analisti sentiti dalla Thomson Reuters. Il cash-flow? $970 milioni bruciati nell’ultimo trimestre. Il grafico di Gadfly è piuttosto eloquente. E soprattutto dà argomenti ai critici che considerano la politica di Musk rischiosa, per dire il meno. Come ha scritto Liam Denning: “Anzitutto questi numeri confermano che l’impennata del terzo trimestre di Tesla con una positività del cash-flow è stata un’eccezione che provava la regola“.

cash-flow

Denning e molti altri sono perplessi perché, coi programmi di produzione della nuova Model 3 che si avvicinano, sembrano dover crescere anche le spese in conto capitale. Ancora per alcuni trimestri a venire saranno presumibilmente più prossime ai $521 milioni dell’ultimo trimestre 2016 che alla metà spesa nel terzo (cioé quello coi conti in nero). Oltre alle spese necessarie per la Model 3, Tesla prevede di raddoppiare i punti di ricarica per i clienti americani e di individuare entro fine anno i siti in cui sorgeranno due o perfino tre Gigafactory per le batterie.

Ma ieri Musk ha anche confermato che la suo nuova piccola berlina della casa californiana comincerà ad arrivare sulle strade in luglio, che sembra essere stato tutto quello che gli investitori (molti) che lo supportano volevano sentire. Le prime tra le 373.000 ordinate arriveranno nelle mani dei dipendenti dell’azienda, il che dovrebbe permettere di ovviare en passent ai primi singhiozzi della linea di montaggio. Alla fine dell’anno ne dovrebbero uscire 5.000 la settimana dalla fabbrica di Fremont. Nel 2018 Musk ne promette il doppio alla settimana, apparentemente non troppo convinto della reale eventualità dell’arrivo dei sindacati UAW nel suo impianto.

Sono molti quelli che si aspettano che l’arrivo della Model 3 e la sua produzione in grandi numeri possano aiutare la società americana a superare i permanenti problemi di cash bruciato. Intanto però con l’adeguamento delle linee di produzione, tra terzo e ultimo trimestre poco è cambiato nella produzione delle Model S ed X, attestatisi anzi al ribasso dalle 25.000 unità del terzo trimestre alle 22.000 dell’ultimo.

Anche questo non sembra contare molto per gli investitori “lunghi” su Tesla, che hanno spinto la capitalizzazione di borsa al record di $44 miliardi contro i circa $42 miliardi dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitusbishi.che pure ormai avvicina i gruppi rivali Volkswagen e Toyota per il record di vendite globali. I costruttori americani della tradizione come Ford e General Motors rispettivamente capitalizzano $51 e $57 miliardi.

Il cash-flow non sembra poi così importante nella sola conference call in cui gli analisti possono saltare da una domanda sulle spese in conto capitale a chiedere informazioni sulla… colonizzazione di Marte. Il carisma di Musk è un fattore indispensabile per capire perché l’azione Tesla sia salita del 54% nell’ultimo anno. Col passare del tempo la vicenda di Tesla e del suo timoniere sono sempre più avvincenti da seguire; ma sono anche un caso di competenza dell’economia comportamentale quanto e più dell’economia pura e semplice.


Credito foto di apertura: press-kit Tesla