Col suo minivan elettrico Moia vuole far sparire i sedili vuoti dalle città

Il marchio della mobilità condivisa del gruppo VW ha presentato lo shuttle elettrico con cui punta a togliere 1.000.000 di auto dalle città entro il 2025

Da una conferenza di Tech Crunch all’altra, da Londra a Berlino, per Moia, la startup della mobilità diventata il tredicesimo marchio del gruppo Volkswagen, è passato un anno e i dipendenti da dieci che erano si sono decuplicati.

Di certo non se ne sono stati con le mani in mano: infatti stamattina nella capitale tedesca sono venuti all’edizione 2017 dell’evento tech&web per presentare il business plan e far toccare con mano il primo risultato, lo shuttle che ne costituisce un fondamentale strumento.

Il minibus elettrico è nato in soli dieci mesi, un mezzo miracolo nel mondo delle quattro ruote dalla collaborazione tra Moia e la divisione veicoli commerciali di Wolfsburg. Se possiamo guardare indietro ad articolo di Auto21 di un anno fa dobbiamo dire che la nostra previsione di quello che poteva servire al caso è stata sostanzialmente azzeccata. Ma i tedeschi hanno anticipato al 2018 quello che ci aspettavamo per il 2021.

Non solo. Il minivan Moia (rispetto all’eCrafter da cui pare derivare) avrà 300 chilometri di autonomia: non quella ipotetica del ciclo NEDC, 300 chilometri misurati con omologazione WLTP. Si potrà ricaricare all’80% in mezz’ora. I sedili dello shuttle saranno sei, individuali come le luci per ogni posto, che avrà porte USB e ovviamente WiFi.

Sarà in azione nella seconda metà del 2018 a cominciare dalla città di Amburgo e a seguire in molte altre metropoli. Moia si prefigge target ed obiettivi soprattutto urbani. Ci si potrebbe domandare provocatoriamente se, come a suo tempo in America Lyft o Uber o Chariot, anche i tedeschi non abbiano iniziato a tentare di inventare… l’autobus.

In realtà la differenza tra il trasporto urbano coi suoi percorsi fissi ed il micro-transit con chiamate e flussi da gestire non è solo di quantità, è sostanziale. Con il ride hailing e la versione collettiva del minivan Moia ed altri che ci si stanno misurando occorre una robusta capacità di number crunching, di “masticare e digerire” i dati.

Per questo, e anche perché l’approccio di Moia vuole essere collaborativo con le istituzioni cittadine invece che distruttivo come ad esempio era invece la Uber del periodo diretto da Travis Kalanick, i tedeschi hanno deciso di acquisire una startup finlandese molto avanti nella capacità di gestire i dati ed i flussi in ambiente urbano.

Una scelta non casuale perché proprio Helsinki, da tempo è tra le metropoli che più stanno spingendo per ridimensionare la presenza delle auto a favore di trasporto pubblico e soluzioni come car pooling e taxi on demand.

Efficienza, sembra essere il motto dei finlandesi che non vogliono vedere auto private con tre, quattro sedili vuoti. Ed efficienza è anche il motivo ricorrente proposto oggi dal numero uno di Moia Ole Harms, la cui presentazione e le cui parole sono state anche più rimarchevoli della visione del primo shuttle col marchio della sua azienda sul cofano.

Toglieremo un milione di auto dalle strade delle città in cui operiamo, lavorando insieme ad esse entro il 2025″, ha promesso Harms. “La mobilità è la linfa vitale delle città. La gente lascerà a casa l’auto ed userà il nostro servizio“.

In effetti, viene da dire, la previsione di Harms può essere interessata, ma pare coincidere con le previsioni di alcune delle più note società di consulenza attive nell’automotive come IHS Markit e Roland Berger.

Secondo uno studio di quest’ultima, il parco auto previsto nel 203o sarà inferiore del 20% in Europa e del 16% nel mondo. In piccola parte perché le auto elettriche saranno meno soggette ad usura, in gran parte un calo attribuibile all’affermarsi della più efficiente mobilità condivisa.

Nel mondo del trasporto urbano c’è tantissimo spazio per recuperare efficienza. Anche nel trasporto collettivo. A New York ad esempio, sottolineava Harms, in un anno si effettuano 150 milioni di viaggi su 13.000 taxi (quelli convenzionali gialli, senza contare Uber, Lyft & C.).

Secondo i calcoli di Moia il 95% si sarebbero rivelate corse passibili di essere condivise con un ritardo massimo per ogni passeggero di tre soli minuti. E il 60% delle corse avrebbe potuto essere evitato.

Per recuperare efficienza ed offrire un alto numero di corse a prezzi ragionevoli occorre naturalmente prima convincere il pubblico urbano a servirsi dei servizi di micro-transit. Per riuscirci la startup tedesca ha dovuto studiare a fondo come il pubblico usa i servizi di trasporto attuali.

Facendo ricorso ad esperti multi-disciplinari, ad esempio di prossemica, hanno analizzato l’uso che gli individui fanno dello spazio sociale e personale durante le corse in taxi e sui mezzi pubblici e ne hanno tenuto conto per realizzare gli interni dello shuttle appena presentato.

La ragione per cui la gente non ha adottato il ride pooling è psicologica. Abbiamo bisogno di un nuovo tipo di veicolo“. Lo shuttle Volkswagen-Moia, e soprattutto i suoi interni sono stati studiati proprio per questo, mettere a proprio agio i passeggeri. Dell’autista non sappiamo, ma dato che Harms (al contrario degli interventi recenti di GM, Waymo ed Uber) non ha accennato a servizi con veicoli a guida autonoma crediamo che sarà a suo agio anche lui. Per ora.

Il minivan elettrico Moia realizzato insieme alla divisione Volkswagen Veicoli Commerciali esordirà ad Amburgo nell’estate 2018 (credito foto: ufficio stampa Volkswagen AG)

Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen AG