Per vincere la guerra dei profitti General Motors vuole una flotta di Bolt…

…purché siano elettriche ed autonome al punto di non aver più bisogno di autisti. Entro il 2025 GM sarà la più grande minaccia per taxi e Uber?

General Motors ha svelato ieri ad investitori ed azionisti una parte importante della tabella di marcia che tenderà a trasformare una rete di robo-taxi senza autisti in una protagonista determinante del suo modo di fare ricavi ed utili. Grazie al lavoro svolto dalla sua divisione Cruise Automation sulle Bolt elettriche modificate per affidare ai computer la guida, già nel 2019 le prime metropoli vedranno le avanguardie della nuova flotta GM.

Entro il 2025 i vertici americani si attendono che una risposta entusiastica da parte della clientela e massicci progressi tecnologici possano tagliare i costi al punto da rendere fattibili costi operativi di anche meno di un dollaro per miglio percorso, quando oggi i servizi di taxi privati come Uber o Lyft si attestano intorno ai $2,5 al miglio, col 75% che va alle compagnie ed il resto ai guidatori.

Senza autisti ovviamente le cose cambierebbero. E il numero uno del settore finanza di GM Chuck Stevens agli investitori ha sbandierato possibili margini del 20 o 30%, margini tipici di aziende della Silicon Valley, margini ben più turgidi di quei 6%, 7% che sono motivo di orgoglio per quei pochi costruttori generalisti che riescono a sfoggiarli.

L’idea di GM è qualcosa che anche altre imprese, Uber per prima, hanno già evidenziato: senza la spesa degli autisti i profitti di chi opera nel settore della mobilità diventano molto più corposi. L’onere maggiore diviene la manutenzione della flotta, molto meno onerosa della spesa per gli autisti.

Quello che a Detroit sembrano avere in mente in modo piuttosto trasparente è che loro (e le altre case auto che iniziano a sondare questo settore) rispetto ad Uber & C avranno un  costo iniziale del veicolo molto inferiore a quello pagato dalle società del ride hailing, si chiamino esse Uber o Lyft.

Dan Ammann, responsabile del settore ad elevata innovazione in GM, ha detto: “arrivare al punto in cui lanceremo questa tecnologia è l’inizio del viaggio; migliorerà rapidamente dal momento in cui è lanciata. Ci sarà una curva di apprendimento ripida e massiccia“.

All’ottimismo di Ammann fanno da contrappeso i fattori che possono mettere in gioco la strategia. Anzitutto i componenti tecnologici, su cui finora le le case auto hanno avuto poco controllo. Se è vero che a GM ed altre case auto le vetture per una flotta costerebbero molto poco per la parte convenzionale, è anche vero che tra le voci che alzano i prezzi di un robo-taxi ci sono voci che le case auto non controllano.

Per far guidare un’auto da un computer servono dai sensori ai sistemi informatici alla connettività. Ad esempio un LiDAR per uso automotive può costare anche $20.000; quelli più sofisticati anche $75.000 ma sono usati da chi si occupa di mappe piuttosto che dalle case auto.

GM, che ha acquistato da poco la società operante nel settore Strobe per poterseli fare in casa, è convinta di poter tagliare drasticamente i costi di questi componenti. Secondo quello che riferisce Automotive News presto sotto ai $10.000. Addirittura scendendo in futuro fino a $300, ma non è chiaro quanto lontano quel futuro sia.

Certo il calo drastico dei prezzi delle corse della flotta di robo-taxi GM (e non è chiaro se la flotta porterà il nome GM, o Cruise o Maven o un altro ancora) farebbe molto per far accettare pubblicamente i servizi alla clientela. Forse specialmente a quella urbana con cui dal 2019 si prevede che le prime Bolt autonome possano iniziare a familiarizzare.

Ma essendo la Bolt una vettura al 100% elettrica, c’è un altro ostacolo con cui la casa di Detroit dovrà misurarsi. GM sembra davvero sola nel scegliere di far operare un servizio di auto robot affidandosi a veicoli non ibridi o ibridi ricaricabili. 

La logica di GM è chiara: in un concetto di flotta per taxi autonomi il veicolo elettrico al 100% avrà, quando i prezzi delle batterie saranno opportunamente calati, vantaggi rispetto ad uno con due motori, uno termico ed uno convenzionale: costerà meno e sarà meno soggetto a usura. I motori elettrici in particolare sono soggetti a manutenzioni ben più rare rispetto ai motori convenzionali.

Il tutto rientra nell’ambizione di far viaggiare dal 2019 in poi le Chevrolet Bolt (e già ce ne sono quasi duecento impegnate nei test in America) con la frequenza con cui Ryanair impiega i suoi Boeing 737: il più spesso possibile. Ma questo progetto rischia di scontrarsi con un ostacolo a cui occorre porre rimedio: i sistemi che sono montati sulle auto a piena guida autonoma sono energivori.

C’è una già ricca casistica di reparti sviluppo di case auto e della Silicon Valley che proprio per questo stanno lavorando non con auto elettriche al 100%, ma preferibilmente con ibride o ibride ricaricabili. Toyota, Ford, Uber, Waymo. L’ultima casa in ordine di tempo è stata la coreana Hyundai.

A Motor Trend pochi giorni fa Woongjung Jang responsabile Hyundai Motor per l’autonomia, ha detto che il lavoro dello sviluppo di sistemi autonomi di Livello SAE 4 o 5 creano enormi stress alle batterie, dato che il consumo di energia arriva facilmente ad 1 kW o 2 kW, il che avrebbe conseguenze molto ovvie sull’autonomia delle celle di un’auto che conta sulla sola batteria di trazione.

A Detroit paiono convinti che sia un rischio che vale la pena di correre per completare in fretta la flotta di robo-taxi GM. Sono infatti persuasi che precedere la concorrenza globale nell’affermarsi come prima azienda a presidiare lo spazio dell’offerta di corse su taxi a piena autonomia possa rivelarsi un importante vantaggio competitivo.


Credito foto di apertura: ufficio stampa internazionale General Motors